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Russia: i reduci contro la rottamazione del sottomarino K-19

LA STORIA MOSCA I reduci russi dell'eroico equipaggio del K-19 - il sottomarino sovietico celebrato in un recente film hollywoodiano con Harrison Ford - hanno lanciato un appello al presidente Vladimir Putin affinchè il relitto sia sottratto ora all'annunciata rottamazione ed entri invece a far parte di un museo della memoria dedicato alla Guerra fredda. La lettera è stata pubblicata ieri in prima pagina dal quotidiano «Gazieta», a pochi mesi dallo smantellamento del sommergibile, previsto nell'ambito degli accordi russo-americani per il disarmo delle unità nucleari ormai obsolete della Marina.
Il K-19 fu protagonista nel 1961, in pieno confronto Est-Ovest, di un drammatico incidente nell'Oceano Atlantico, a poca distanza dalle coste americane. Un incidente che avrebbe potuto provocare un'esplosione nucleare - e chissà, nel caso di un malinteso, anche una guerra con gli Usa che avrebbe potuto portare all'olocausto atomico del pianeta - se non fosse stato per il coraggioso sacrificio dell'equipaggio: che riuscì a riparare l'avaria di un reattore, con strumenti di fortuna e a costo della perdita della vita di otto marinai contaminati dalle radiazioni.
L'episodio è stato riportato alla luce dal kolossal firmato l'anno scorso dalla regista Kathryn Bigelow e dedicato alle vittime e ai superstiti. Un omaggio che i veterani inizialmente non avevano gradito, sospettando un polpettone a base di luoghi comuni, ma di fronte al quale si erano infine commossi fino alle lacrime nella serata della prima russa, proiettata nell'ottobre scorso nel teatro Mariinski di San Pietroburgo, lasciandosi abbracciare uno per uno dalla regista americana e ricambiandola con un galante mazzo di fiori.
Oggi, dopo aver potuto rivivere l'odissea di 42 anni fa, l' ultima cosa che vogliono è veder il loro vecchio sommergibile ridotto a ferrovecchio e riciclato in scatolame. La lettera a Putin, non a caso, è stata pubblicata proprio all'indomani del giorno in cui la Russia ha ricordato con emozione - tra riti religiosi e cerimonie commemorative - i caduti di un altro incidente sottomarino: quello del Kursk, inabissatosi con i suoi 118 uomini nel Mare di Barents il 12 agosto 2000. I sopravvissuti del K-19, che ormai navigano tra i 70 e gli 80, pensano forse anche a questi fratelli più giovani che non ci sono più quando chiedono al presidente di scongiurare un atto che temono possa contribuire all'oblio. «Trasformare il sottomarino in un ammasso di metallo sarebbe criminale», affermano con un moto di indignazione.