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Un delitto ha complicato la liberazione della neonata

E’ rientrata a Trieste con la sua bambina di otto mesi la lucciola nigeriana sfuggita all’organizzazione che l’aveva resa schiava e che si riprometteva di vendere la neonata se lei non fosse ritornata sul marciapiede.
La ragazza sarà ospite delle strutture del progetto «Stella Polare», avviato nell’estate del 2000 con i finanziamenti del Dipartimento pari opportunità, in collaborazione con l’Azienda sanitaria e il Comune.
La donna che aveva sequestrato la bambina minacciando di venderla, è stata arrestata a Castelvolturno dagli investigatori della squadra mobile di Trieste, coordinati dal pm Federico Frezza. La «mama» nigeriana si chiama Idemundia Vero, ha 43 anni è rinchiusa nel carcere di Pozzuoli e dovrà rispondere di sequestro di persona a scopo di estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Pene previste dai 15anni di carcere in su.
L’operazione della squadra mobile di Trieste a Castelvolturno per liberare la neonata e arrestare la sequestratrice ha avuto grandi momenti di tensione e apprensione. A pochi metri dall’abitazione dove la piccola era tenuta in ostaggio per costringere la madre a rientrare in Campania per ritornare sul marciapiede, sabato scorso è stato commesso un delitto. Mentre gli agenti «triestini» tenevano sotto controllo la casa del sequestro attendendo l’arrivo della «mama» nigeriana, a poca distanza si sono concentrati decine e decine di poliziotti e carabinieri.
Proprio per questo intenso viavai l’operazione diretta dal pm Federico Frezza ha rischiato il naufragio. La «mama» non si è fatta vedere per 48 ore e per tutto questo tempo i nostri poliziotti hanno atteso, fermi al loro posto assieme alla mamma della bambina che li aveva guidati sul posto.
Lunedì nel tardo pomeriggio il blitz, la liberazione di Eleonore e l’arresto della sequestratrice. Nell’operazione è rimasta coinvolta una incolpevole baby sitter, cui la bambina era stata affidata per tutti questi giorni. Nell’appartamento di Idemundia Vero, è stata identificata un’altra ragazza nigeriana costretta al marciapiede. Trovato anche materiale per riti «voodoo». Attraverso questi pratiche, l’organizzazione controlla psicologicamente le ragazze giunte dalla Nigeria. Paura, violenza, schiavitù, fino al momento dell’affrancamento. Per «liberarsi» ogni ragazza deve pagare all’organizzazione che la gestisce dai 40 ai 50mila dollari. In questo caso il prezzo era stato raddoppiato perché la mamma di Eleonore, era fuggita dalla Campania, si era rifugiata a Trieste al centro Stella Polare e aveva vuotato il sacco con gli investigatori. Perché la liberazione fosse reale, concreta, bisognava recuperare la bambina tenuta in ostaggio.
«O ritorni per noi sul marciapiede e paghi il doppio di quanto finora stabilito, o vendiamo Eleonore entro una settimana» aveva minacciato l’organizzazione attraverso la voce di «mama» Idemundia Vero, sfruttatrice e sequestratrice.
Claudio Ernè