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«Se non torni a prostituirti vendiamo tua figlia»

«O tua figlia ritorna a prostituirsi per la nostra organizzazione o noi vendiamo entro una settimana la sua bambina. Ha solo otto mesi e fra un po’ di tempo non sarete nemmeno in grado di riconoscerla».
Da questa crudele telefonata intercettata quattro giorni fa dal pool antipasseur della procura di Trieste, si è sviluppata una massiccia operazione di polizia conclusasi ieri nel tardo pomeriggio a Castelvolturno, in Campania.
Una «mama» nigeriana che gestiva un giro di prostitute del suo Paese e che aveva sequestrato la neonata minacciando di venderla, è stata arrestata dagli investigatori della squadra mobile di Trieste, appostati da venerdì all’esterno di un villetta. Un blitz conclusosi in pochi secondi. Bambina salva, senza un graffio e «mama» in manette. Coinvolta anche una incolpevole baby sitter italiana cui la bambina era stata affidata con una serie di pretesti e rassicurazioni.
Per tre giorni e tre notti i poliziotti non hanno perso di vista l’abitazione in cui era custodita la piccola. Con loro c’era anche la mamma della piccola, che ha fornito indicazioni indispensabiliall’esito favorevole del blitz. Hanno dormito in macchina, hanno tenuto i contatti con la «centrale telefonica di ascolto» di Trieste e con il pm Federico Frezza che ha ideato e coordinato tutta l’operazione.
Ciò che è accaduto in queste ore tra Trieste e la Campania dimostra una volta in più che esiste nel nostro Paese un fiorente mercato dei neonati. Solo una settimana fa erano finite in manette a Napoli quattro persone, accusate di aver messo in vendita un bambino per 350 mila euro. La mamma non lo aveva ancora dato alla luce ma l’affare era già concluso nei suoi dettagli.
L’operazione di ieri si è avviata perché a Trieste si è rifugiata e vive sotto protezione, una ragazza nigeriana, venduta come schiava a un’organizzazione etnica di sfruttatori. Per un paio d’anni la giovane immigrata avrebbe dovuto vivere come una schiava. Battendo il marciapiede assegnatole dai boss, versando tutto l’incasso alle «mama» che la controllava e che l’aveva privata del passaporto per imperdirle qualsiasi movimento.
Otto mesi fa la lucciola aveva messo al mondo una bambina. Eleonore, questo il nome della piccola, nelle ore di lavoro era custodita dalla stessa organizzazione. Biberon, pappette, ninne nanne, congiunti a un ferreo controllo.
La mamma per mesi e mesi ha inghiottito amaro. Ha cercato e soddisfatto clienti pensando alla sua bambina. Avrebbe voluto scappare, lasciare il marciapiede ma Eleonore, costantemente nelle mani dell’organizzazione, non glielo consentiva. Un ricatto continuo. La scorsa settimana la svolta. La giovane nigeriana ha saputo da una collega che a Trieste c’è un centro di accoglienza. Si chiama progetto Stella Polare. Col cuore in subbuglio è salita su un treno ed è arrivata a Trieste. Ha vuotato il sacco e ha sperato che gli investigatori recuperassero al più presto sua figlia.
I telefoni dell’organizzazione e della «mama» sono stati messi sotto controllo. Poche ore dopo è stata registrata una chiamata con la Nigeria. Dall’altra parte dell’apparecchio il padre della ragazza. «O lei ritorna per noi sul marciapiede e paga il doppio di quanto precedentemente pattuito, o entro una settimana vendiamo la bambina». Una interprete ha tradotto la conversazione e il pm Federico Frezza ha avviato le indagini: ipotesi di reato sequestro di persona a scopo di estorsione.
Una ragazza nigeriana per affrancarsi dall’organizzazione che la obbliga a prostituirsi, di solito versa ai boss dagli ottanta ai cento milioni di lire. Oggi sono 40 o 50mila euro. Il tempo impiegato per incassare questa somma non conta. Devi fare comunque presto, essere efficiente, ma se tardi un po’, la libertà di allontana così come la restituzione del passaporto.
Chiedendo alla famiglia in Nigeria di far pressioni sulla figlia fuggita dal marciapiede, i trafficanti di bambini hanno indirettamente stabilito anche il «prezzo» di Eleonore. Vale dagli 80 ai 100 mila euro. Significativamente meno del bambino bianco di madre ucraina venduto all’asta ancora prima di nascere dai trafficanti arrestati una settimana fa. Bambini e neonati trattati come cavalli da fiera o come schiavi adibiti alle piantagioni americane. Vendite, esposizioni pubbliche, colore delle pelle, maschio o femmina, regolarità dei denti.
Il blitz di Castelvolturno messo a segno dalla Procura di Trieste e diretto dal vice capo della Squadra Mobile Luigi Di Ruscio, apre nuovi scenari in questo turpe mercato. Non solo donne sfruttate, minacciate, messe sul marciapiedi. Ma anche bambini e neonati, sequestrati alle madri e venduti al miglior offerente. Ma presto potrebbero esserci altri sviluppi. «Le indagini sono ancora in corso e proseguono a pieno ritmo», ha confermato il pm Federico Frezza.
Claudio Ernè

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