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Il pasticcio Fonsai Corsa di Unipol per salvare la fusione

di Andrea Di Stefano wMILANo Il matrimonio finanziario del secolo, limitatamente all'Italia e al mondo delle assicurazioni, è pericolosamente sul filo di lana. Dopo mesi di trattative, sicuramente non improntate alla trasparenza, costate la testa all'amministratore delegato delle Generali, Giovanni Perisinnotto, reo di aver sostenuto la cordata Sator-Palladio avversaria di Unipol per il salvataggio di Fondiaria-Sai, la fusione che dovrebbe permettere di evitare il fallimento dell'intero gruppo Ligresti vive giorni ad altissima tensione. A tenere in apprensione i vertici dell'Unipol e il regista finanziario, Mediobanca, non è tanto la questione del fallimento dell'aumento di capitale (mancano all'appello oltre 300 milioni di euro) quanto le mosse della Procura di Milano dopo che la Consob ha depositato in Tribunale un voluminoso dossier che potrebbe ampliare ulteriormente l'inchiesta giudiziaria che vede iscritti al registro degli indagati, oltre a Salvatore Ligresti, da pochi giorni anche l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel. Quasi tre anni di intrighi, ben al di là dei limiti di legge se è vero che l'inchiesta del pm di Milano Luigi Orsi continua ad allargarsi, ora potrebbero crollare sotto il peso dell'accordo per la buonuscita milionaria dei Ligresti che la Consob potrebbe leggere come la conferma formale di un controllo da parte di Mediobanca del gruppo Fondiaria-Sai e conseguentemente disporre l'obbligo di Opa. Il casus belli sono le due cartelle stilate di suo pugno lo scorso 17 maggio da Jonella Ligresti, figlia del patron Salvatore, nelle quali veniva sancita una colossale buonuscita per la famiglia, pari a 45 milioni di euro. I due fogli, firmati da Nagel (e i relativi colloqui con il capo dell'ufficio legale di Mediobanca registrati segretamente con il telefonino dalla stessa Jonella Ligresti) hanno portato all'iscrizione dello stesso ad di Piazzetta Cuccia nel registro degli indagati per «ostacolo alle autorità di vigilanza»: quel documento, rimasto segreto sino alla consegna alla Procura di Milano, è stato considerato dal pm alla stregua di un patto parasociale e andava, quindi, trasmesso alla Consob entro cinque giorni. In questa ipotesi scatterebbe l'Opa obbligatoria per Mediobanca su Fonsai con le relative disastrose conseguenze: salta la fusione con Unipol, Fonsai viene commissariata perché sull'orlo del crack e Mediobanca-Unicredit si ritrova con potenziali perdite per 1,2 miliardi di euro. Comprensibile, quindi, la scarsa attenzione che ieri veniva prestata alle decisioni del consorzio di collocamento, capitanato da Mediobanca e Unicredit, relativamente all'inoptato pari al 32% del capitale Fonsai per 432 milioni di euro (142 milioni saranno comunque sottoscritti da Unipol). I vertici di Unipol stanno accelerando con l'obiettivo di chiudere tutti gli aspetti formali dell'operazione: domani l'ad di Unipol Cimbri incontrerà i manager di FonSai (a cui ieri è stato assicurato che non ci saranno 1000 chiusure sul territorio nazionale) e l'asta sull'inoptato dei due aumenti di capitale, più o meno 660 milioni complessivi, dovrebbe essere agli sgoccioli. A quel punto mancherebbero solo le assemblee di Premafin e Fonsai per il rinnovo dei vertici che Unipol vorrebbe fare entro inizio settembre con l'obiettivo di arrivare prima di nuovi atti della procura e della Consob, confidando anche nelle ferie del tribunale. Una corsa contro il tempo che vale miliardi di euro e la credibilità dell'ex salotto buono di Mediobanca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA