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Duecentomila in piazza: «Ora lavoro»

di Vindice Lecis wROMA I sindacati chiedono al governo di cambiare profondamente la politica economica, a partire dalla creazione di posti di lavoro e dalla riduzione delle tasse. E di risolvere subito la questione degli esodati. Duecentomila lavoratori, giovani disoccupati e pensionati hanno raccolto l’appello di Cgil, Cisl e Uil e sfilato in un imponente corteo colorato che si è snodato a Roma da piazza della Repubblica sino a piazza del Popolo (i numeri: 1000 pullman, 4 treni speciali, 2 navi dalla Sardegna, mezzi privati e voli aerei). Un corteo unitario e pacifico ma decisamente ostile al governo Monti. I tre sindacati non hanno ancora pronunciato la parola «sciopro generale», ma annunciano nuove mobilitazioni perché «la politica del rigore ha prodotto iniquità e diseguaglianze». I sindacati hanno raccolto la rabbia montante delle categorie sottoposte ai colpi della crisi e che non vedono migliorare la propria condizione. «Di annunci si può anche morire se non si fanno cose» ha urlato dal palco il leader della Cgil, Susanna Camusso. Al governo ha ricordato di aver «sentito troppi annunci in questi mesi». Per Camusso l’Europa citata continuamente dai ministri «sta diventando l’ alibi per non fare, per non dare risposte» a partire dal lavoro. Le riforme portate avanti, prime tra tutte quella delle pensioni e sul mercato del lavoro, «non hanno cambiato la condizione delle persone, anzi in molte cose le hanno peggiorate. Non servono cose roboanti, servono cose concrete. Vorremo che questo governo si ricordasse che il Paese è fatto da persone e queste non devono pagare gli errori commessi». Il segretario della Cgil ha anche chiesto di cambiare l’Imu perché «così non va bene, non va bene che chi ha grandi patrimoni immobiliari paghi meno di un pensionato». Tra le cose che non vanno c’è la vicenda esodati. Per la Cgil servono «non decreti o decretini ma una norma di principio che dia risposte a tutti». Molto duro su questo problema è stato il giudizio di Raffaele Bonanni, segretario della Cisl che ha chiesto al ministro Fornero (che martedì riferirà in Parlamento sui contorni reali della situazione) di «correggere il suo errore». Perché, ha aggiunto, questo è «il risultato di iniquità e spregiudicatezza e il frutto malefico della mancanza di confronto e concertazione». Ieri a Bologna, il presidente del Consiglio ha ricordato che il governo si è impegnato «ad avere al più presto una ricognizione» e, dunque, a prendere i «provvedimenti conseguenti tenendo conto che non tutti e non subito si trovano in questa situazione«. Ma per Bonanni sui numeri degli esodati «all’inizio si sono dette un sacco di bugie. I numeri il ministro Fornero li ha. Non dica chiacchiere. Si sono persi troppi mesi, spero che nei prossimi giorni ci siano risposte altrimenti faremo altre mobilitazioni». Anche per il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «la verità intera è che chi ci governa non sta facendo tutto quello che è necessario e utile per far sì che questo Paese esca dalla crisi». Il leader della Uil ha intimato al governo di smetterla «di fare annunci, deve fare! Deve cambiare, deve fare delle scelte. Smetta di fare annunci sulla crescita, sui piani faraonici. Siamo precipitati nella recessione». Oggi in Italia «si sta distruggendo il lavoro. Centinaia di migliaia di lavoratori sono in una condizione tragica» e si sta vivendo «un dramma» grazie a una politica economica «che ci sta portando allo sfascio». La richiesta che nasce dal grande corteo - e dalle prossime annunciate mobilitazioni - è che il governo deve «cambiare subito l’agenda politica, se non la si cambia noi saremo ancora nelle piazze, non ci rassegniamo» ha ricordato ancora Camusso. Unitariamente i tre sindacati chiedono di cambiare il fisco, costruire occasioni di lavoro per i giovani, sostenere il welfare e garantire giustizia per tutti i 390 mila esodati. «Il governo ascolti i sindacati» avverte il responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Monti «non li ignori» insiste Antonio Di Pietro (Idv). ©RIPRODUZIONE RISERVATA