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Di Sante: per l’Abruzzo impegno delle banche

Un convegno, quello su Basilea 3, che si è svolto in due fasi: la prima di mattina con un dibattito per la stampa , una rappresentanza dei giovani di Confindustria (con il presidente teramano Luca Verdecchia) e i rappresentanti degli ordini dei commercialisti e dei consulenti del lavoro. Nel pomeriggio il convegno vero e proprio a cui hanno partecipato anche Mauro Angelucci, presidente di Confindustria, e Giuseppe Di Luca, consigliere regionale del Pd. di Antonella Formisani wTERAMO Basilea 3, fattore di ulteriore irrigidimento nella concessione dei prestiti o provvidenziale tutela del sistema bancario. Di questo si è parlato ieri al convegno “Basilea 3 e l’impatto sulle piccole e medie imprese. Le pmi tra accesso al credito, crisi e ripresa” che si è svolto alla sala Eltron di San Nicolò a Tordino (Teramo). Organizzato dalla Banca dell’Adriatico, l’incontro ha approndito l’impatto che l’insieme di provvedimenti approvati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria dopo la crisi finanziaria del 2007-08 avrà sulle imprese soprattutto in un momento di crisi come l’attuale. Padrone di casa, Giandomenico Di Sante (presidente Banca dell'Adriatico) che ha sottolineato come «in questo momento difficile bisogna impegnarsi in modo nuovo e diverso rispetto al passato, facendo squadra e promuovendo un reale cambiamento» e che le banche espressione del territorio, come la Banca dell’Adriatico, «si assumeranno le proprie responsabilità». E’ stato il presidente di Banca Intesa, il docente alla Bocconi Andrea Beltratti, a spiegare come Basilea 3 riduca in realtà la possibilità di crisi finanziarie perchè «invita le banche ad aumentare la dotazione patrimoniale e introduce il requisito della liquidità sulla spinta di quanto accadde nella crisi del 2008 quando le banche si trovarono a corto di liquidi». Ed è proprio questo il punto. Nel dibattito che si è svolto in mattinata (i lavori sono proseguiti nel pomeriggio) Salvatore Di Paolo, presidente di Confindustria Teramo ha sollevato questo dubbio: «le banche dovranno aumentare le proprie riserve e questo potrebbe togliere dal mercato buona parte della liquidità. Quindi il problema del credito resterà il problema delle imprese». Di Paolo ha anche lanciato un appello alle banche «perchè la raccolta fatta sul territorio resti sul territorio». Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, ripone molte speranze nel pacchetto di misure per la crescita approntato dal governo: «Questo è il momento dell’unità e della solidarietà: se le banche, le imprese e tutte le istituzioni lavorano insieme si può uscire prima dalla crisi. Il governo sta adottando proprio in queste ore misure concrete a favore delle imprese, a partire dalla razionalizzazione degli incentivi, dal sostegno ai giovani che vogliono aprire un’azienda e dal credito d’imposta per chi assume laureati». Ma, secondo il governatore Gianni Chiodi, il governo può fare di più. «E’ una crisi violentissima, che non finirà nel breve periodo. Il sistema delle imprese lotta per restare competitivo, ma viene frenato da una serie di fattori, fra cui il peso elevatissimo delle tasse. Lo Stato deve “dimagrire” per ridurre il debito pubblico e quindi le tasse. Noi così abbiamo fatto in Regione, riducendo il debito pubblico del 14% in due anni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA