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Grillo espugna Parma, astensione record


 ROMA. Il grillino Pizzarotti conquista la città di Parma e diventa il simbolo di queste elezioni amministrative, che saranno ricordate anche e soprattutto per il calo verticale dell’affluenza alle urne. La crescente disaffezione verso il mondo dei partiti, il vento dell’antipolitica e il tracollo del Pdl e della Lega hanno portato un elettore su due a rimanare a casa. Tra domenica e lunedì, nei comuni interessati ai ballottaggi, l’affluenza alle urne si è fermata al 51,58%. Il calo è generalizzato ma in alcune città raggiunge livelli preoccupanti. E’ il caso di Genova, dove ha votato appena il 39% degli aventi diritto (55,5% al primo turno), e Palermo che fa segnare un magro 39,7% (63% al primo turno).
 Il dato politico di questa tornata amministrativa è tutto contenuto nella straordinaria avanzata dei grillini ma anche nella buona affermazione del Pd e del centrosinistra in formato “foto di Vasto”. Nelle quattro grandi città che hanno ospitato i duelli più interessanti da un punto di vista degli schieramenti politici, le sorprese hanno rigurdato solo il successo del grillino Pizzarotti che a Parma ha vinto con uno straordinario 60,23% (al primo turno aveva preso il 19, 73%). Lo sfidante Vincenzo Bernazzoli (Pd) non è invece riuscito a recuperare voti in più e si è fermato al 39,7%. A Genova, il candidato del centrosinistra, Marco Doria, è diventato sindaco con il 59,71% mentre Enrico Musso del Terzo Polo ha ottenuto un buon risultato (40,2%) ma ovviamente non ce l’ha fatta. All’Aquila si conferma l’amministrazione di centrosinistra con Massimo Cialente che viene riconfermato sindaco con il 60% dei voti. Niente da fare per il rivale centrista Giorgio De Matteis (40%). Nessuna sorpresa, invece, per il superfavorito Leoluca Orlando che viene eletto per la quarta volta sindaco di Palermo e incassa uno strepitoso 72,4%. Per Fabrizio Ferrandelli, sostenuto anche dal Pd, non c’è stato niente da fare e alla fine si è dovuto accontentare di un poco lusinghiero 27,5%.
 Il dato nazionale ci dice comunque che le amministrative del 2012 sono state vinte dal centrosinistra, che nei due turni elettorali si è aggiudicato 15 sindaci nei comuni capoluogo su 27 (ieri ha espugnato 11 città su 19, 3 al centrodestra, 2 all’Udc, 1 a Grillo, e una all’Idv con Orlando e 1 alla lista civica di sinistra a Belluno) mentre il centrodestra ne conquista 6. Nelle precedenti amministrative finì 17 a 9 per il centrodestra. Questa volta, il centrosinistra conquista Alessandria, Monza, Asti, Como, Lucca, Rieti, Isernia, Brindisi e conferma quelli dell’Aquila, La Spezia, Pistoia, Carrara, Piacenza e Taranto. Il centrodestra sfila al centrosinistra Frosinone e conferma i sindaci di Catanzaro, Gorizia, Lecce, Trani e Trapani. L’Udc riesce invece a strappare il sindaco di Cuneo e conferma quello di Agrigento. L’alleanza fra centrosinistra e Fds (Rifondazione più Pdci) è risultata vincente in 8 grandi comuni su 27 (Genova, L’Aquila, Alessandria, Isernia, Lucca, Piacenza, Pistoia, Rieti). E Bersani canta vittoria: «Di 177 comuni al voto sotto i 15 mila abitanti abbiamo vinto in 92 comuni (ma in serata il Pd corregge a 100). Questi sono fatti. Abbiamo vinto senza se e senza ma».
 I grandi sconfitti di queste elezioni sono il Pdl e la Lega. Il parttito di Bossi, messo all’angolo dalle inchieste giudiziarie, è praticamente scomparso. E la scelta di correre da soli non è stata certo premiata. La Lega ha infatti perso in tutti i 7 comuni del Nord in cui correva: Cantù, Palazzolo, Meda, Tradate, Senago, Thiene, San Giovanni Lupatoto. Il Carroccio governava assieme al Pdl in sei comuni su sette. Roberto Maroni ammette che le imndagini giudiziarie su Bossi «non hanno aiutato» e promette novità: «Abbiamo pagato un prezzo altissimo e ora dobbiamo pensare alla nuova fase tenendo presente il modello Verona, che ha portato alla vittoria di Tosi.
 Ma a leccarsi le ferite è soprattutto il Pdl, che è il vero sconfitto ed è riuscito a perdere anche contro i candidati dei centristi. Un esempio? Marco Zambuto, in corsa per Udc e Patto per il Territorio, ad Agrigento, città di Angelino Alfano, ha sconfitto con il 74,7% l’uomo sostenuto dal Pdl, Salvatore Pennica. Una Caporetto, insomma, che allarma il Cavaliere e costringe Angelino Alfano a promettere che presto il Pdl tornerà ad essere il primo partito: «Gli elettori, che non scelgono e non sceglieranno la sinistra, quasta volta hanno massicciamente scelto l’astensione. Il loro messaggio è fortissimo: chiedono una nuova offerta politica. E noi siamo determinati ad offrirla a loro e al paese». Ma le parole dell’ex Guardasigilli non convincono gli ex An come La Russa, che chiede di mollare Monti, e fanno andare su tutte le furie il “falco” Giancarlo Lhener: «Alfano ha davanti a se due strade: o si dimette o si dimette».
 

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- Gabriele Rizzardi