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Allarme spread, il Fmi salva le Borse


 MILANO. La paura fa 400. A tanto è salito ieri lo spread, il differenziale di rendimenti fra i nostri titoli di Stato e il Bund tedesco. Non succedeva dallo scorso febbraio e questo ha creato allarme.
 Naturalmente da fonti istituzionali arrivano inviti alla calma. «E solo speculazione», dicono alcuni. «E’ colpa delle elezioni in Francia», ribattono altri. Ma a guardare bene la situazione non c’è da stare tranquillissimi.
 Crollo in apertura. Tutto succede in avvio di contrattazioni. Lo spread Btp-Bund alle 9,10 fa segnare quota 402. Vuol dire che i titoli italiani, per essere acquistati sul mercato, devono offrire un rendimento del 5,70%. La pressione tocca anche i Bonos, con lo spread fra Spagna e Germania a 431 punti e pure i titoli francesi che fanno segnare un differenziale di 150 punti con la Germania. Proprio le voci su un declassamento del debito francese aveva portato, giovedì, al crollo delle Borse ma questo, dicono, sono gli effetti della campagna elettorale. La Spagna (dove si è votato nel novembre scorso), invece, è sotto osservazione per il rapporto deficit/Pil. E l’Italia? «Solo speculazione» fanno sapere da Bruxelles. Interviene il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli: «E’ la volatilità, non vedo nulla di nuovo rispetto ai giorni passati». «La volatilità dei mercati è forte - ha ribadito il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco - perchè c’è incertezza»: è necessario «perseverare lungo la strada presa. C’è un accordo generale sul fatto che la strada intrapresa sia quella giusta».
 Parole a parte, qualche timore esiste perché, proprio in questi giorni, il problema del debito sovrano è tornato ad occupare la ribalta della cronaca. Intanto l’esito dell’ultima asta spagnola ha provocato il crollo delle Borse, trascinate dalle banche che hanno in portafogli i bond di tutta Europa. E la prossima settimana toccherà all’Italia (che deve rifinanziare il debito per oltre 400 miliardi di qui a fine anno). Il nostro Paese dovrà emettere titoli di Stato per la prima volta dopo aver ammesso di non riuscire a centrare il pareggio di bilancio entro il 2013. Sia chiaro, i titoli verranno emessi e sottoscritti ma bisognerà vedere quale sarà il rendimento offerto. Infatti, con lo spread a 400 (ma in chiusura è leggermente sceso a 396,5) si dovrà pagare un interesse attorno al 5,6% che diventa un vero salasso per le casse pubbliche.
 FMI. In questo contesto non esaltante, i Paesi del G20 hanno deciso di aumentare di 400 miliardi di dollari le risorse del Fondo Monetario Internazionale (serviranno a sostenere i Paesi in difficoltà). Ed è stata questa notizia, insieme alle indicazioni positive arrivate sul fronte macroeconomico dalla Germania (dove è migliorato l’indice Ifo) a far recuperare i mercati azionari. I listini erano andati ancora in rosso (dopo il tonfo di giovedì) ma si sono ripresi proprio alla notizia dei 400 miliardi che andranno al Fmi (gli Stati Uniti però non aumenteranno il proprio contributo). Milano ha chiuso in rialzo dello 0,8%. A guadagnare terreno sono stati, soprattutto, titoli molto penalizzati nei giorni scorsi. La maglia rosa è andata ad A2A, seguita da Enel. Debole la Fiat che sconta il mercato brasiliano.
 

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- Gigi Furini