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L’abruzzese che lavora per l’acqua e per la pace “Difendo arte e ambiente”


 Walter Mazzitti è un uomo che vive di passioni. Passioni che ha avuto la capacità di trasformare, nel tempo, anche nel suo lavoro. Avvocato, pretore d’assalto, presidente dell’Archeoclub d’Italia, presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, presidente del Semide, Sistema Euro-Mediterraneo per lo scambio delle informazioni sull’Acqua, consigliere giuridico per diversi Governi. Attività solo apparentemente diverse, in realtà tutte molto simili e con un comune denominatore: la ricerca, quasi ossessiva, della qualità della vita. Il futuro si presenta a Walter Mazzitti quando era poco più che un adolescente. Si appalesa sotto le sembianze di un barone appassionato di archeologia. Il barone è Giovanni Battista Leopardi, originario di Penne, medico e famoso per le sue scoperte archeologiche. Leopardi si accorge di quel ragazzo che osserva il suo lavoro di scavo. Si conoscono e diventano amici. E grazie a questa nuova amicizia fonda, a 15 anni, il Gruppo Archeologico Teramano, una delle prime associazioni del genere in Italia. «Prendevo la corriera e andavo tutte le settimane a Pescara e in un tempo relativamente breve riuscii ad approfondire i miei studi, tanto che il soprintendente mi affidò, a 19 anni, la guida dello scavo archeologico di una necropoli romana. Lo scavo ebbe un esito positivo e riportammo alla luce uno splendido mosaico». L’anno successivo decide di aderire all’Archeoclub, «perché avvertii l’esigenza di entrare nel dibattito nazionale, di coinvolgere la società in un problema che per la sua ampiezza superava le possibilità stesse di uno Stato carente e disattento nei confronti di un patrimonio culturale unico al mondo. Erano i tempi in cui le agenzie di viaggio tedesche scrivevano “visitate l’Italia prima che gli italiani la distruggano”. Fu la molla che mi fece capire che il patrimonio culturale era il nostro futuro e che per cambiare le cose c’era bisogno di capitali privati per la gestione dei beni culturali e ambientali. L’amministrazione pubblica da sola non avrebbe mai potuto farcela, e oggi ne abbiamo la conferma. A distanza di anni sono riuscito a realizzare, in parte, il mio desiderio. Con Veltroni Ministro dei Beni Culturali sono riuscito a far approvare il primo accordo nella storia del nostro Paese tra l’amministrazione pubblica, in questo caso specifico il Ministero, e un soggetto privato, la Società Autostrade Spa, per la gestione dell’area archeologica della Villa dei Volusii lungo l’autostrada Roma-Firenze».
 Dopo alcuni anni, nel 1989, diventa presidente nazionale dell’Archeoclub d’Italia concretizzando un sogno iniziato ventitre anni prima quando, poco più che ragazzo, seguiva il barone Leopardi nei suoi scavi in terra d’Abruzzo. Da presidente dell’Archeoclub organizza la prima conferenza nazionale sulla Valle dei Templi di Agrigento e due anni più tardi, nel 1994, il grande progetto d’illuminazione degli scavi di Pompei. L’archeologia non è però l’unica passione di Mazzitti, il paesaggio e la tutela dell’ambiente hanno lo stesso posto di rilievo nella sua scala di valori. Nella seconda metà degli anni Ottanta viene definito “pretore d’assalto” per la sua incessante attività contro il dilagare dei reati a danno proprio del paesaggio e dell’ambiente. Crea il primo pool di magistrati abruzzesi che ottiene buoni risultati con i primi sequestri di cave di inerti.
 «Ho affrontato il tema della sofisticazione alimentare su scala nazionale e sono autore del primo Codice della Legislazione Alimentare (1991). Sono riuscito inoltre a far sigillare la mozzarella e a rendere obbligatoria la data di scadenza sulle confezioni». Conduce in questi anni, gli stessi del disastro Chernobyl, inchieste importanti che coinvolgono colossi dell’alimentazione come Parmalat, Olio Carapelli, Coca Cola. S’interessa anche dell’abusivismo televisivo nel territorio italiano e mentre Nicola Trifuoggi, procuratore capo a Pescara, all’epoca anch’egli pretore, oscura Mediaset, Mazzitti mette i sigilli a Telemontecarlo.
 La direzione di marcia è ormai segnata in maniera irreversibile. L’interesse e la passione nel far emergere la bellezza nascosta e coperta dalla terra corre parallela alla volontà di tutelare e preservare il territorio da qualsiasi tipo di abuso. La tutela della salute dei cittadini diviene uno degli elementi portanti della sua attività lavorativa che si arricchisce di nuove esperienze. Nel 1995 è presidente dell’Autorità nazionale sull’Acqua e due anni dopo, nel 1997, viene nominato dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, capo della Commissione Interministeriale per la politica dell’Acqua nel Mediterraneo. «Organizzai a Torino la prima Conferenza Euromediterranea dei 27 Ministri competenti sulla gestione dell’Acqua. L’anno seguente fui confermato nello stesso ruolo dal presidente Massimo D’Alema e a Napoli i 27 ministri mi nominarono presidente del Semide, Sistema Euro-Mediterraneo per lo scambio delle informazioni sull’Acqua». La competenza tecnica di Mazzitti ottiene così un riconoscimento importante che gli consente di ottenere un nuovo e più prestigioso incarico. Nel 2000 l’Unione Europea, dopo un’indagine svolta in ambito Mediterraneo sulle professionalità nel settore dell’acqua, lo nomina a capo della “task force” sull’acqua per il processo di Pace in Medio-Oriente per favorire il negoziato e la ripartizione delle risorse idriche fra i Paesi coinvolti (Israele, Giordania, Autorità Palestinese, Siria e Libano). «Ebbi l’occasione di lavorare, per i primi tre anni, al fianco dell’inviato speciale dell’Unione Europea in Medio Oriente, l’ambasciatore Miguel Angel Moratinos, poi divenuto ministro degli Esteri del governo Zapatero». Un incarico che lo fa entrare in contatto con una delle personalità politiche che più hanno segnato il secolo scorso. «Uno dei miei principali interlocutori era Yasser Arafat, che vedevo settimanalmente nella sua residenza a Ramallah. Il rapporto fu di una tale intensità che spesso Arafat mi chiamava al cellulare quando ero ad Assergi a occuparmi delle problematiche del Parco Gran Sasso-Laga. Ricordo che un giorno mi chiamò mentre stavo assistendo alla reimmissione nel territorio dei Monti della Laga di cinquanta cervi, un evento straordinario che avveniva duecento anni dopo la loro definitiva scomparsa dal territorio».
 Il quinquennio in cui è stato presidente del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, dal 2002 al 2007, è caratterizzato da un’intensa attività sia sul versante della tutela del paesaggio e dell’ambiente sia sul coinvolgimento attivo della popolazione alla vita quotidiana del parco stesso. Eppure l’inizio non è tutto rose e fiori. Quando s’insedia come presidente la situazione è difficile, c’è una grossa conflittualità tra l’Ente e le comunità locali che non vogliono far parte del progetto. La sua proposta/risposta non è solo politica, ma è concentrata nella realizzazione di cose concrete di cui si fa carico il Parco. I risultati gli danno ragione e quando il suo mandato giunge al termine, sono più di cinquanta i comuni che hanno deliberato l’ingresso nel Parco.
 Oggi il quattordicenne che osservava per ore e ore il barone Leopardi scavare alla ricerca delle nostre radici non c’è più, al suo posto un uomo maturo che ha saputo trasformare le sue più grandi passioni nel suo lavoro, sempre proiettato verso nuove sfide. L’ultima, in ordine di tempo, imparare a suonare il contrabbasso che sua moglie, Agnés, gli ha regalato per il sessantesimo compleanno.

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- Oscar Buonamano