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Cuccurullo ai giovani: siate creativi


 CHIETI. «Dichiaro ufficialmente aperto l’anno accademico 2011-2012». Per l’ultima volta da rettore dell’ateneo di Chieti-Pescara, Franco Cuccurullo ha presieduto ieri mattina l’annuale cerimonia nell’aula magna del campus universitario di Madonna delle Piane, a Chieti. Un momento istituzionale e nello stesso tempo un commiato dopo 15 anni di rettorato. E un messaggio ai giovani: «Non rinunciate alla creatività, l’università ne ha bisogno». Era il 1997 quando Cuccurullo prese le redini dell’ateneo, che negli anni si è trasformato passando da 17mila iscritti a 32mila.
 Sul palco con lui c’era l’intero senato accademico, formato da presidi di facoltà e rappresentanti dei direttori di dipartimento. E poi i delegati degli atenei dell’Aquila e della telematica UniDav, e il rettore di quello teramano, Rita Tranquilli Leali. Tutti rigorosamente in toga.
 Cuccurullo seduto al centro, con alla sua destra Giuseppe Paolone, preside di Scienze manageriali e coordinatore del gruppo di delegati del rettore, e a sinistra Carmine Di Ilio, preside di Medicina e prorettore delegato. In platea, il vescovo Bruno Forte, Giovanni Cucullo, nuovo direttore generale, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa e quello del consiglio regionale Nazario Pagano. E poi, i rappresentanti delle autorità militari.
 La relazione d’apertura, come di consuetudine, è stata fatta dal rettore: “Scienze delle tecnologie biomediche: dalla fantascienza di ieri alla realtà di oggi”. Un discorso strettamente connesso alla sua professione di medico e soprattutto all’incarico attuale di presidente del comitato nazionale per Biosicurezza, biotecnologie e scienze per la vita, nella presidenza del consiglio dei ministri.
 «È il tema che ho scelto per questa mia prolusione», ha esordito Cuccurullo, «la quindicesima ed ultima del mio lungo mandato rettorale». Un’approfondita presentazione di quel mondo affascinante e complesso che ha cambiato il modo di intendere la medicina e ha aperto le frontiere all’innovazione. La farmacologia unita alla genetica, le agro-biotecnologie, le cellule staminali. «Su queste poggiano tante speranze», ha detto il rettore, «la scoperta delle cellule staminali e le ricerche in corso risultano uno dei pilastri della medicina del 21esimo secolo e prospettano scenari avveniristici, ma per nulla fantascientifici, riguardanti molte malattie ora incurabili, e quindi la vita di milioni di persone». Una relazione articolata, che Cuccurullo ha dedicato al vescovo Forte. In conclusione, i ringraziamenti e l’augurio di «un proficuo lavoro a tutti gli operatori e in particolare agli studenti, destinatari ultimi del nostro comune impegno».
 La parola è passata a Isabella Raffi, professore straordinario di Paleontologia e paleoecologia, che nella sua relazione ha affrontato il tema del “Riscaldamento climatico globale 55 milioni di anni fa: un analogo nel passato del nostro futuro?”. Il frutto di un lungo lavoro che la docente ha portato a termine dedicando un anno della propria vita a un viaggio negli oceani Pacifico e Atlantico, alla ricerca di sedimenti oceanici che ci aiutassero a ricostruire il passato remoto del nostro pianeta. E una conclusione significativa: «Gli oceani continuano ad assorbire il Co2 che gli esseri umani producono, grazie agli oceani si evitano il surriscaldamento globale e le catastrofi».
 Sul finire della cerimonia, l’atteso momento del conferimento dell’Ordine della Minerva. L’onorificenza è stata consegnata dal rettore nelle mani dello storico aquilano Raffaele Colapietra, professore universitario, studioso, scrittore, divenuto noto al grande pubblico dopo il terremoto dell’Aquila. È lui l’uomo che con dignità e orgoglio è rimasto ancorato alla sua casa, tra libri, gatti e ricordi di una vita. Una storia consegnata al racconto cinematografico grazie al film Draquila di Sabina Guzzanti. «Non ho vinto io contro il terremoto», ha detto Colapietra, «ha vinto il cittadino». Una grande verve la sua: «Tra i miei gatti e i libri, salverei i primi perché sono vivi, mentre i libri se non li apri sono morti. E la vita deve andare avanti».
 La cerimonia è stata chiusa dalle note del Va Pensiero di Giuseppe Verdi, intonate dal coro dell’ateneo. Lo stesso che aveva aperto con l’Inno di Mameli.

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- Melissa Di Sano