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Contratto Sevel, Fim e Uilm ci sperano

 ATESSA. Non c’è ancora una specificità Sevel, e nemmeno la si intravede all’orizzonte, all’interno della trattativa tra Fiat e sindacati per arrivare ad un contratto generale dell’auto. L’accordo, nella sua impalcatura principale, prevede infatti che non ci siano intese diverse da quella di Pomigliano. Intanto oggi anche Sevel sciopera contro la manovra Monti.
 Nessuna contrattazione di secondo livello. Non c’è spazio per Sevel (il più grande stabilimento Fiat d’Europa con 6.200 operai) per ambire ad un trattamento diverso o di favore rispetto a tutti gli altri stabilimenti del Lingotto. Nel contesto generale, che parla dell’estensione del contratto di Pomigliano su tutte le fabbriche Fiat in Italia, la produttività dello stabilimento del Ducato e la sua competitività - ad esempio con la produzione di 224mila furgoni entro la fine dell’anno fra i quali anche il nuovo Ducato Euro 5 - valgono tanto quanto qualsiasi altro stabilimento. Lo dice la Fiom, definitivamente fuori dalla trattativa da lunedì scorso, ma lo fanno capire anche alcuni atteggiamenti della stessa Fiat adottati nel corso degli incontri a Torino. La pregiudiziale sollevata lunedì, infatti, ribadisce una volta di più l’adesione al modello Pomigliano, senza possibilità di uscita. Chi firma quell’impostazione è dentro, chi no resta fuori.
 «Lo stabilimento Sevel non farà e non potrà mai fare un accordo diverso da quello di Pomigliano», sottolinea Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom, «perché non lo prevede il contratto stesso del 29 dicembre. Stiamo assistendo ad una farsa per far intendere ai lavoratori che si sta cercando di difendere i loro diritti, ma in realtà è tutto già scritto».
 Anche sull’assenteismo, tema sul quale si è arenato ieri a Torino il negoziato con Fim, Uilm, Fismic e Ugl, non c’è possibilità di fare un discorso diverso, stabilimento per stabilimento. Ad ammetterlo è lo stesso segretario provinciale della Fim, Domenico Bologna: «È una trattativa molto difficile, Fiat non vuole discutere nei vari stabilimenti, ma noi non lasceremo il contratto solo in mano a Fiat: restiamo saldi al tavolo, ma con l’obiettivo di trovare soluzioni alternative».
 Assieme alla Fim, la Uilm è decisa a riportare la Sevel sul tavolo di Torino. «Vogliamo che ci sia un riconoscimento per la nostra produttività», precisa Nicola Manzi, segretario provinciale Uilm, «attraverso la definizione di un premio di risultato che incida sul singolo stabilimento».
 Ma se Fiat non fa distinzioni sui dati dell’assenteismo, diversi stabilimento per stabilimento, perché dovrebbe farlo per i premi di risultato? «È un discorso diverso», replica Manzi, «l’impostazione di Pomigliano prevede determinati punti fermi come assenteismo, pause e clausole di responsabilità, ma la trattativa è ancora aperta su tutto il resto».
 Più fiducioso è Roberto Salvatore, Fismic: «Stiamo facendo il nostro mestiere», spiega, «che è quello di trattare. La Fiom sarà smentita con i fatti, ad esempio con uno stipendio più alto per i lavoratori di Fiat auto. Il sindacato non si fa con le barricate, ma trattando».
 Intanto oggi si sciopera contro la manovra Monti. Il primo sindacato ad annunciare già da lunedì due ore di protesta in tutte le aziende metalmeccaniche della Provincia è stata la Uilm. A seguire scioperano oggi la Fismic (ultime 4 ore dei turni B e C) e l’Ugl. La Fiom ha annunciato 8 ore lunedì criticando contestualmente la manovra Monti e l’atteggiamento di Fiat nella trattativa per il contratto auto.

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- Daria De Laurentiis