08 settembre 2011 —
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sezione: Attualità
ROMA. Ossessionato dalle inchieste giudiziarie che lo riguardano e preoccupato, preoccupatissimo, dalle intercettazioni «imbarazzanti» che potrebbero essere pubblicate nei prossimi giorni.
Silvio Berlusconi teme trappoloni, pensa al dopo Pdl e guarda con sospetto alle manovre concentriche che potrebbero creare le condizioni per un governo di larghe intese. Il clima che si respira dentro palazzo Chigi non è dei migliori e Gianni Letta lo ammette senza giri di parole: «Il momento che attraversiamo ci vede vivere settimane difficili e amare...».
A creare tensione ieri ci si è messo anche il leghista Roberto Castelli che si è chiesto perchè nel maxiemendamento alla manovra sia stata inserita una disposizione che «esonera dal taglio delle indennità previsto per tutti gli organi costituzionali i super boiardi della Corte Costituzionale e della presidenza della Repubblica». Gelida la risposta del Colle: «Il Qurinale è estraneo alla norma contenuta nel maxiemendamento».
Quanto al Cavaliere, ciò che teme non sono le critiche delle opposizioni ma i malpancisti, gli scajoliani, i frondisti del Pdl e soprattutto i maroniani (una trentina di deputati) che non hanno partecipato alle trattative per la riscrittura della manovra e potrebbero riservare brutte sorprese quando il decreto arriverà a Montecitorio. Ma il colpo più pesante, per il premier è quello che gli ha riservato Giuseppe Pisanu. Con una intervista a Repubblica, il fondatore di Forza Italia, ex ministro dellInterno e attuale presidente della commissione Antimafia, chiede a Berlusconi di fare un passo indietro e, seppure indirettamente, fa sapere a Giorgio Napolitano che in questo momento ci sono le condizioni per fare un governo di larghe intese. Un governo che potrebbe nascere da «un patto di fine legislatura tra tutti gli uomini di buona volontà» con lappoggio del Pdl e del Pd e con un presidente del consiglio «dotato di credito internazionale» dice Pisanu.
Fantapolitica? I fedelissimi del premier bocciano con toni sprezzanti la proposta. Osvaldo Napoli si chiede polemicamente «cosa rappresenti Pisanu nel Pdl» mentre Capezzone vede solo «manovre di Palazzo», Franco Frattini spiega che quella delle larghe intese «è un ipotesi che il metodo democratico non prevede», Ignazio la Russa invita Pisanu a «rassegnarsi» e Fabrizio Cicchitto assicura che le larghe intese non sono una soluzione: «Sembra la via più facile ma si tratta o di illusioni o di manovre politiche tuttaltro che al di sopra delle parti».
Esattamente il contrario di quel che sostengono Pd e Terzo Polo. Il sì più convinto è quello del centrista Lorenzo Cesa: «Se Berlusconi ama questo Paese, si deve dimettere». Ma lok arriva anche dal Fli e dal Pd. Luciano Violante è il più cauto e definisce «un po superfluo» il governo delle larghe intese. Rosy Bindi chiede invece a Napolitano di «indicare» un nome per la guida di un governo che affronti la gravissima crisi economica mentre Massimo DAlema spiega al Tg3 che un governo di responsabilità nazionale è una «necessità» per il paese: «Il governo è completamente incapace di assumere le responsabilità necessarie e Pisanu ha dato voce al buon senso». Per Di Pietro e la sinistra radicale, la strada maestra per liberarsi di Berlusconi è invece quella che passa per le elezioni.
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Gabriele Rizzardi