PESCARA. Per scendere in affari hanno deciso di farlo sotto il nome di Diomede, leroe della mitologia greca (1200 a.C) grande navigatore dellAdriatico che diede il nome alle Isole Tremiti (le Diomedee) e fondò fra le città anche Vasto. E qui che un gruppo di imprenditori ha costituito un anno fa la prima compagnia di navigazione abruzzese, la Diomedea appunto, malgrado il mare agitato di questo periodo a causa della crisi.
Una scommessa che, tra onde alte e forte vento, ha preso il largo tenendo conto che la Diomedea, con sede operativa e legale a Vasto e quella amministrativa a Pescara, è riuscita a mettere in esercizio la sua prima nave di proprietà nel settore general cargo e dry bulk (merci varie), punta al ripristino del collegamento Vasto-Tremiti e allattivazione di linee di traghettamento merci con i Balcani. In questo modo intercetterebbe il più grande progetto delle Autostrade del mare, che unisce i principali porti dellAdriatico e dal quale lAbruzzo è rimasto sempre escluso.
«Non è stato semplice far partire uniniziativa del genere, unica in Abruzzo. Lesperienza, il know-how e la grinta della struttura manageriale, hanno consentito il miracolo», ammette senza mezzi termini
Giandomenico Berarducci, amministratore della Compagnia di navigazione, che è anche consigliere nella sezione trasporti e logistica di Confindustria Chieti.
Berarducci è assistito per la parte tecnica e operativa dal direttore generale della compagnia,
Antonio Maglione, proveniente da una antica famiglia di armatori. La società dà lavoro a 18 collaboratori, tra equipaggio ed impiegati e prevede di raddoppiare lorganico in sei mesi.
Il fiore allocchiello è la nave mercantile acquistata dalla Monteverde di Navigazione spa di Napoli: una portarinfuse battente bandiera italiana, denominata Serenade, di circa 6.300 tonnellate. Con essa la compagnia trasporta merci di vario genere, sfarinati, zuccheri, tubi, coils, granaglie, pietrisco, non solo nel Mediterraneo, ma anche verso Mar Nero, Africa e Continente.
«I primi risultati sono positivi», prova a tracciare Berarducci, «e spingono la società a raddoppiare la flotta tanto è vero che abbiamo preso accordi per acquisire entro il 2011 una seconda nave da 8mila tonnellate».
La Diomedea ha un patrimonio sociale che supera i 2 milioni di euro. I dati dicono che il volume di affari nel 2010 è stato di circa un milione di euro, la prospettiva indicata dalla semestrale è di triplicare i volumi entro questanno.
Attenzione particolare la società la rivolge al porto di Punta Penna di Vasto, porto che ritiene attrezzato per il traffico merci e in una posizione ideale per estendere gli interessi. Come ad esempio il ramo turistico-passeggeri. «Punta Penna ha potenzialità ancora inespresse, siamo interessati a canalizzare sul porto di Vasto investimenti privati che possano innanzitutto far ripartire il collegamento per le Isole Tremiti e successivamente creare un collegamento per la Croazia», spiega Berarducci che vede Vasto anche come snodo ideale nel trasporto passeggeri e carichi rotabili (automezzi) verso i Balcani. «Per fare questo tuttavia», sottolinea, «è importante che soggetti privati e pubblici collaborino seriamente per creare quelle condizioni e quelle sinergie che possano produrre ricchezza per tutta la comunità, noi abbiamo nuovi investitori interessati a supportare finanziariamente i nostri progetti di sviluppo».
La crisi ha rappresentato per la Diomedea loccasione di investire «perché», come precisa lamministratore, «ad esempio una nave costa la metà rispetto a quatro anni fa». «Dobbiamo essere pronti al momento della ripartenza», continua Berarducci, «ma credo che occorra aspettare almeno un altro anno per tornare ai noli ai livelli del 2007, dal momento che una ripresa comunque cè».
LAbruzzo con le sue infrastrutture e i suoi due porti commerciali (Ortona e Vasto, quello di Pescara è chiuso) viene visto dalla Diomedea come finestra ideale verso lEst. «Anche se», precisano alla società, «nel caso dei porti cè troppa frammentazione dei fondi pubblici, alla fine sono le energie del territorio che devono dire su quale porto puntare».
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Andrea Mori