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Due fratelli per l’Italia

Due fratelli, due percorsi, un unico sogno: l’Italia unita. Il primogenito Giampietro Tabassi, nato nel 1789, ufficiale napoleonico, console di Francia in Italia e colonnello del Regio esercito italiano; suo fratello Panfilo (1803), patriota, eroe del Risorgimento, deputato al primo Parlamento italiano e sindaco di Celano. Figli del barone Cristoforo Tabassi e della marchesa Angela Maria Mazara.
 I fratelli Tabassi uniscono alla preparazione culturale di altissimo profilo - certamente favorita dalla loro posizione familiare agiata e nobiliare - una predisposizione al sacrificio non indifferente. Nella ricerca storica e archivistica curata in modo certosino da Gianvincenzo Sforza dell’omonimo archivio di Celano, emergono i caratteri opposti dei due congiunti. Giampietro, animo bollente e perfetta prestanza fisica, dopo gli studi storici e letterari nel collegio degli Abruzzi di Sulmona, la laurea in Legge all’università a Roma, decide di abbandonare l’attività forense per cimentarsi nella carriera militare, dovendo contrastare la non poca contrarietà della sua famiglia.
 Panfilo, dalla spiccata vivacità intellettuale, allo scoppiare della rivoluzione militare di Monteforte nel 1820, benché in tenera età, appena 17enne, prese parte a quegli avvenimenti politici «secondando colle sue deboli forze i movimenti liberali, fra i quali si ascrisse».
 Due strade in parallelo, quindi, per i due illustri celanesi. Carriera militare e legame con Napoleone Bonaparte il primo, politico il secondo con una fulminante carriera fino ad approdare come deputato al primo Parlamento italiano a Torino nel 1863 subito dopo l’Unità d’Italia.
 Giampietro Tabassi, benché nobile, abbracciò da subito l’idea rappresentata da Napoleone Bonaparte e dimostrò la sua apertura alle idee di uguaglianza propugnate dalla rivoluzione francese che andavano concretizzandosi anche in Italia.
 Nel 1809, quale appartenente a nobile famiglia, venne chiamato, appena ventenne, a Napoli per entrare a far parte del Corpo reale delle guardie d’onore di Gioacchino Murat dove divenne abile istruttore. Nel 1810 ottenne la nomina a brigadiere di quelle guardie e fece la sua prima campagna impegnandosi nelle azioni militari in Calabria dove conquistò la medaglia d’onore. Il 15 aprile 1814 fu promosso sottotenente ufficiale pagatore nel 3º reggimento cavalleggeri e, dopo aver ricoperto alcuni importanti ruoli nell’amministrazione militare, fu promosso capitano aiutante maggiore della legione provinciale dell’Abruzzo Ultra con l’incarico di assumere il comando del battaglione destinato alla frontiera abruzzese. L’allontanamento da Napoli venne compensato dal pensiero di potersi ravvicinare a Celano, paese natio.
 Alla caduta di Gioacchino Murat dal trono di Napoli e dopo il ritorno nel regno della dinastia borbonica, Tabassi, per decisione della commissione di guerra, venne destituito dal grado militare per aver preso parte attiva all’idea rivoluzionaria e per aver partecipato attivamente alle azioni di conquista dei francesi.
 Dal 1820 Giampietro Tabassi conobbe l’esilio e la persecuzione del regime di Ferdinando I di Borbone che non mancò di rivolgere le sue attenzioni anche al resto della famiglia baronale celanese.
 Il 5 maggio 1821 non poteva sfuggire Giampietro Tabassi alla gratitudine di Napoleone Bonaparte che, ormai morente da esule, gli conferì una delle 28 medaglie di Sant Elena, considerata a buon titolo il testamento spirituale di Napoleone rivolto come ultimo pensiero ai fautori della campagna militare in Italia e per la conquista del Regno di Napoli.
 Il fratello di Giampietro, Panfilo Tabassi, in seguito a infondate accuse politiche mosse dai borbonici venne arrestato e rinchiuso nell’orrido carcere di Castel dell’Ovo a Napoli, dove sovente subì le torture inflitte dai carcerieri.
 Il 5 maggio 1822 Giampietro Tabassi, nonostante la sua condizione di esule, sposò la cugina Elisabetta Carosi ed ebbe da lei numerosa prole. In seguito a un autorevole intervento, a Tabassi venne revocato l’ordine d’arresto e poté tornare nella sua Celano dove, nonostante il perdono regio, dovette subire vessazioni e angherie dal regime borbonico. Per liberarlo dalle persecuzioni borboniche il 28 dicembre 1853, con decreto imperiale di Napoleone III, Giampietro Tabassi venne nominato agente consolare di Francia.
 Questa nomina rinverdì l’odio borbonico verso di lui tanto che il re di Napoli Ferdinando II, rispolverando il passato trascorso, non volle mai ratificare la nomina consolare con il proprio Exequatur. Ma di lì a poco per Giampietro Tabassi sarebbero tornati onori e gloria trasportati dal vento degli ideali unitari. Tabassi si distinse a Celano e nella Marsica per la difesa degli ideali unitari e avversò fattivamente insieme ad altri patrioti i rigurgiti reazionari filo borbonici ormai anacronistici. Nel 1861 a Giampietro Tabassi, ormai fiaccato nel fisico ma non negli ideali che aveva da sempre propugnato, con decreto reale 28 novembre 1861 promulgato da Vittorio Emanuele II venne riconosciuto il grado di colonnello del Regio esercito italiano.