Ospedale San Massimo, malato senza cure

 PENNE. La sanità vestina e le sue problematiche argomento cardine della seduta straordinaria di ieri del consiglio comunale di Penne. I lavori hanno visto la partecipazione di molti esponenti del mondo della sanità, in particolare i rappresentanti di Cisl, Uil, Cgil, Ugl, alcuni dei quali nella doppia veste di operatori del settore e sindacalisti. Hanno sviscerato le problematiche più gravi che si ripercuotono quotidianamente sulla qualità dei servizi erogati dall’ospedale, che pur non avendo subito un drastico ridimensionamento, in base alle direttive del piano sanitario regionale, come altri ospedali periferici, si trova a dover combattere con disservizi e carenze di organico ormai da tempo. Medici e sindacati lamentano il depauperamento progressivo del San Massimo, un «malato» cui «vengono tolte risorse vitali, invece destinate alle strutture private». Dagli interventi sono emerse la stanchezza e la delusione di chi è sul campo e ogni giorno vede «svilita e umiliata la propria professionalità», «frustrato nelle leggitime aspirazioni di migliorare le condizioni di lavoro, dovendo comunque trovare la motivazione per non offrire un’assistenza inefficiente», ha affermato il dottor Orlando. Grandi assenti il manger della Asl Claudio D’amario e il presidente Gianni Chiodi, commissario straordinario per la sanità, così come i rappresentanti della Regione di un qualsivoglia schieramento. Presente invece Donato Di Matteo ex consigliere regionale del Pd e attuale presidente dell’Istituzione per i servizi sociali della Comunità montana Maiella Morrone. Il suo è stato un appello a continuare nella battaglia per tutelare il San Massimo, difendendo la storia dei piccoli presidi, ma suona come un j’accuse verso il governo regionale di centrodestra, incolpato di «guardare con troppo favore alle lobby di potere insediate nell’università teatina che gestisce l’ospedale clinicizzato, a detrimento delle strutture pescaresi». Gli atti del consiglio, su richiesta dell’assessore Ennio Napoletano, saranno inviati al presidente del consiglio regionale e a tutti i capigruppo affinchè «la mancanza dei veri interlocutori non lo renda vano». (c.f.)

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