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Da Casoli a Lanciano, sindaci incatenati

 LANCIANO. Abito nero, in segno di lutto, sul quale spicca la fascia tricolore. Lunghe catene e un lucchetto che cingono braccia e vita e lo stringono alla balaustra delle scale della palazzina centrale dell’ospedale Renzetti. E’ l’ennesimo gesto di protesta del sindaco di Casoli, Sergio De Luca(Pd) contro la chiusura dell’ospedale Consalvi. Dopo lo sciopero della fame (dal 21 al 29 aprile), ieri, De Luca si è incatenato prima davanti all’ospedale Consalvi e poi al Renzetti. Ma in città, assieme a De Luca, si sono incatenati anche altri sindaci, sia di centrodestra (Filippo Paolini di Lanciano, e l’assessore Antonio Di Maio di Fara San Martino), che di centrosinistra (Antonio Innaurato di Gessopalena, Domenico Carulli di Sant’Eusanio, Fausto Stante di Fossacesia, Roberto Doris di Treglio, Camillo Di Giuseppe di Altino e Rocco Di Battista di Frisa), che indipendenti come Paolo Di Guglielmo di Civitella Messer Raimondo. «Il 21 luglio 2010 muore l’ospedale di Casoli», commenta De Luca. «Non mi e non ci fermeremo», assicura il sindaco che ieri ha messo la bandiera del suo Comune a mezz’asta, in segno di lutto. Gesto ripetuto anche dai 23 sindaci dei Comuni del Sangro-Aventino. «Il piano di riordino firmato a Roma chiude l’unico presidio che garantiva servizi al territorio della comunità montana», sostiene De Luca. Dal 1º agosto non ci saranno più ricoveri al Consalvi dove non è stata potenziata l’emergenza-urgenza. «Significa che bisogna per forza andare a Lanciano», dice il sindaco, «ma per arrivarci occorrono 40 minuti. Si muore».
- Teresa Di Rocco

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