16 maggio 2010 —
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Spettacolo
CANNES. Sarebbe impensabile immaginare «Another year» di Mike Leigh, presentato ieri in concorso alla 63ª edizione del Festival di Cannes, senza linterpretazione più vera del vero dellattrice culto del regista inglese, ovvero Leslie Manville che già si candida con il ruolo di Mary a pieno diritto per una Palma come miglior attrice.
Comunque una cosa è certa, questo film corale e tristemente ironico sulla condizione della vita fa da perfetto pendant con quello di Woody Allen (You will meet a tall dark stranger), mettendo in campo, con gusto e forza, tanti sentimenti e soprattutto la solitudine, la vecchiaia e la morte.
Il regista - già vincitore a Cannes nel 1992 con Naked per la migliore regia e nel 1996 della Palma doro con Segreti e bugie - racconta, con la scansione temporale delle stagioni, la storia di una famiglia solida a cui si attaccano come a una quercia molte solitudini.
Una famiglia felice composta da Gerri (Ruth Sheen), consigliere medico sposata felicemente con Tom (Jim Broadbent) e dal loro amatissimo figlio giurista di 30 anni Joe (Oliver Maltman).
Ora a questo nucleo familiare in cui sembrano regnare dei punti fermi, delle certezze, si aggrappano appunto le solitudini di personaggi come Mary, collega cinquantenne di Gerri. O come il bulimico e alcolizzato Ken (Peter Wight), amico invece di Tom. Una famiglia, infine, che alla morte della moglie del fratello di Tom, riesce ad accogliere in casa il vedovo Ronnie (David Bradley), un uomo di nessuna loquacità e capacità di comunicazione (anche mimica).