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Il turismo religioso tira il freno

 LANCIANO. Un lento, progressivo calo di presenze. Lo registra il consorzio privato Valsangro Promotional Tour che diffonde i primi dati sull’andamento del turismo religioso in città. Numeri che fanno pensare. Settecento turisti in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno e un calo di circa il 20% spalmato in tre anni. Solo colpa della crisi?
 Se non fosse per le visite dei polacchi, che fino al maggio di quest’anno sono aumentate del 16%, si direbbe che il Miracolo Eucaristico abbia perso attrattiva. I numeri parlano chiaro.
Il 20% di turisti in meno in tre anni significa che bisogna rivedere qualcosa del progetto comunale “Culto e cultura” sul quale si investono 160mila euro l’anno.
 Il turismo religioso segna un passo indietro. Lo dicono i dati del consorzio Valsangro Promotional tour, che gestisce il punto di accoglienza in piazza D’Amico e che da gennaio ha aperto uno sportello anche all’interno del santuario.
 A giugno di quest’anno gli arrivi complessivi sono stati 12.798, nel giugno 2008 erano 700 in più. E il calo si è registrato in tutti gli altri mesi eccetto che per marzo. Da tre anni a questa parte il totale delle presenze è sceso da 64.215 a 48.661.
 Il boom di pellegrini risale al 2007 che è poi anche l’anno in cui il Consorzio privato ha iniziato a monitorare i flussi turistici in città.
 “L’anno orribile” per il turismo cittadino è proprio il 2009. Colpa della crisi economica mondiale e dell’effetto devastante del terromoto aquilano? Sembra di no, poiché il calo è progressivo negli anni.
 Da sempre la città è identificata solo come meta di un turismo “mordi e fuggi”. I gruppi che arrivano fanno parte delle parrocchie del centro-sud che portano i ragazzi della prima comunione o sono legati esclusivamente al turismo religioso. Chi arriva lo fa solo ed essenzialmente per il Miracolo Eucaristico: visita, prega, mangia e scappa.
 A volte si riesce, dietro invito dei tour operator del box di piazza D’Amico, a far fare un giro in centro, ma è una visita veloce, e l’unica meta aggiuntiva al Miracolo resta il Museo Diocesano.
 Che ne è del Museo archeologico in via Cavour, di quello civico d’arte e mestieri e di chiese come Santa Maria Maggiore o San Nicola? E del centro storico che annaspa fra le auto in sosta selvaggia o degli scorci suggestivi sommersi dal guano dei piccioni? Secondo la relazione del Consorzio, la città non ha assunto un’identità attrattiva che non sia immediatamente collegabile al Miracolo. E anche lì sorge qualche problema.
 Senza la fede polacca (il 53% di tutti gli arrivi esteri è costituito da polacchi n.d.c) anche il santuario del convento di San Francesco avrebbe seri problemi di attrazione.
 «Sono dati un po’ drogati dalla condizione che sta vivendo l’Abruzzo in questi mesi», è il parere del sindaco Filippo Paolini (Pdl), «anche se è certo che c’è qualche problema di ricettività. L’obiettivo di diventare una città modello stile Santiago di Compostela è tuttavia lungo e costoso, a livello promozionale si fa un ottimo lavoro, bisognerebbe forse convincere i privati che ci sono le condizioni per investire. E puntare a nuovi mercati, come quello polacco per incalanare meglio l’offerta».
 Enzo Giammarino, presidente di Infiera, società che opera nel settore turistico parla di città-territorio: «A livello promozionale si sta facendo molto: da tre anni assieme ad Ortona siamo stati inseriti nei cammini d’Europa e siamo presenti in tutti i circuiti internazionali. Tuttavia Lanciano non deve ragionare solo all’interno delle mura medievali, ma dotarsi di voglia di investire, colmare l’endemica carenza di posti-letto e capire che i anche i servizi vanno recepiti e distribuiti in logica sovracomunale».
Daria De Laurentiis