14 giugno 2009 —
pagina 05
sezione: L'Aquila
SULMONA. Fino a tre giorni fa cerano trentanove tende, ognuna con otto posti letto. Adesso ne sono rimaste undici, che in teoria possono dare alloggio a quasi 90 persone. Eppure gli sfollati, da un po di settimane a questa parte, sono stati sempre sette. Un record post-terremoto in provincia. Tre famiglie in tutto che possono contare su tredici bagni chimici, venti docce e una struttura-mensa in grado di sfornare duecento pasti. La Protezione civile preme per chiudere la tendopoli quasi deserta di Sulmona, ma sta incontrando la resistenza del Comune. Ne è nato un caso.
La tendopoli è stata allestita nel parcheggio-piazzale del palazzetto dello sport. Dove il Centro è arrivato ieri mattina.
Il cancello è chiuso perché è vietato curiosare. Chiediamo informazioni ai volontari della Croce rossa che hanno il compito di gestire e controllare il centro daccoglienza. Ma basta guardarsi intorno per capire che le tende sono praticamente deserte. «Sono lunico bambino qui, me la fate una foto?», domanda un ragazzino.
Barbara, la madre, ci accoglie nella sua casa di tela. «La mia abitazione in via Salvemini è stata danneggiata e serviranno dei lavori di ristrutturazione», spiega, «potevo anche tornare ad abitarci ma qui mi sento più tranquilla. Ho una paura matta del terremoto. Nella tendopoli viviamo in sette: tre famiglie in tutto».
Numeri che vengono confermati anche dalla Croce rossa, anche se sul registro risultano 23 sfollati. Ma questo numero è vecchio di giorni. Fino a giovedì le tende montate sullasfalto del palazzetto dello sport erano 39, oltre alle due utilizzate dai soccorritori. Giovedì, dopo un controllo della Protezione civile, sono arrivati trenta alpini, le hanno tolte e le hanno sistemate in tre container che aspettano di essere portati via. Nel campo sono rimaste undici tende, ma per ospitare i sette sfollati ne basterrebbe una. La Croce rossa ci mostra anche la tenda-mensa. Installata dieci giorni fa. I pasti arrivano dalla ditta Cosalp di Pratola Peligna, la stessa che rifornisce alcune scuole del comprensorio. Nella tenda-mensa potrebbero starci duecento persone. Sorprende anche il numero dei bagni (tredici) e delle docce (venti) a disposizione. Di notte cè anche unambulanza che staziona nel piazzale.
I numeri della tendopoli di Sulmona non hanno trovato il gradimento della Protezione civile. Che chiede di ospitare in alloggi diversi i sette sfollati. Ma il Comune tentenna.
«E vero, abbiamo ricevuto indicazioni precise dalla Protezione civile», afferma
Enea Di Ianni, assessore alla Protezione civile del Comune di Sulmona, «entro quindici giorni ci è stato chiesto di trovare soluzioni diverse per andare verso la normalità. Non vogliamo considerarci terremotati a tutti i costi e non dobbiamo dimostrarlo con una tendopoli. La chiuderemo nel giro di sette, otto giorni. Polemiche? Nessuna polemica. Ma qui i soccorsi ufficiali sono arrivati il 22 aprile. Il centro daccoglienza nel piazzale del palazzetto dello sport era necessario perché ai primi di maggio contavamo 570 sfollati che non sapevano dove andare. Poi molti si sono sistemati da parenti o amici».
Lassessore Di Ianni ricorda i numeri di Sulmona, gli stessi presentati al capo della Protezione civile,
Guido Bertolaso, per poter essere inseriti nellelenco dei comuni terremotati: 1.588 edifici ispezionati sono agibili, 97 inagibili (di cui 8 per rischio esterno), 285 quelli parzialmenti o temporaneamente inagibili, 95 gli edifici pubblici danneggiati e nove le chiese temporaneamente inagibili. I negozi danneggiati sono diciotto; quelli sgomberati ventisette e 31 quelli trasferiti.