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Al San Salvatore iniziati i lavori per il G8

 L’AQUILA. Sono iniziati i lavori per la realizzazione dell’ospedale da campo in vista del G8 di luglio. Al San Salvatore - tra le tende che ospitano i vari reparti e l’ala inaugurata di recente - si sta costruendo una piattaforma antisismica di 2500 metri quadrati sulla quale verranno installati i prefabbricati. I moduli sono quelli arrivati dalla Maddalena e attualmente stipati in 120 container nel deposito del Centro smistamento merci di Avezzano.
 Rispetto all’ospedale che doveva essere realizzato in Sardegna, in Abruzzo i progettisti del ministero hanno apportato diverse modifiche.
 I posti letto a disposizione saranno 51 e non 21. E’ previsto un incremento anche dei bagni (più quindici) e l’ampliamento delle porte d’accesso (da 90 a 120 centimetri). Il progetto prevede anche la realizzazione di un tunnel di collegamento fra l’ala del San Salvatore aperta la scorsa settimana e l’ospedale da campo del G8 che resterà all’Aquila anche dopo il vertice. Infine, accanto al San Salvatore ci saranno una sala operatoria aggiuntiva, gas medicale in ogni singola postazione, il potenziamento dell’impianto elettrico, di quello idrico-sanitario e per il condizionamento dell’aria. I lavori dovrebbero essere completati prima della fine del mese.
 «Sono al lavoro 140 persone al giorno», precisano dalla direzione Asl, «per riparare i danni al San Salvatore e per allestire l’ospedale da campo che doveva servire per il G8 in Sardegna. Entro il 30 giugno avremo a disposizione altri 51 posti, che andranno ad aggiungersi ai 116 riaperti la scorsa settimana e agli ottanta ottenuti grazie alla convenzione con Villa Letizia».
 Un buon risultato. Ma il consigliere regionale Giorgio De Matteis invita a non abbassare la guardia attorno alla sanità dell’Aquila.
 «La riapertura della dialisi e dei 116 posti letto è un segnale importante, non soltanto per la sanità», sottolinea De Matteis, «ma il San Salvatore deve tornare ad avere i 420 posti che aveva prima del sisma del 6 aprile. Non si facciano sperimentazioni di tagli sulla pelle della gente, non si aggiungano altri guai. C’è poi il caso-università. Perché si ha il sentore che alcuni primari vogliano svolgere la propria attività fuori dalla città. Sarebbe una risposta inaccettabile. Mi auguro che la facoltà di medicina faccia comprendere che non è necessario il trasferimento. Chiederò la revoca della convenzione», conclude il consigliere regionale, «di quei reparti che saranno trasferiti altrove». (r.rs.)