ARCHIVIO il Centro dal 2003

Archivio di stato, nuova sede

 L’AQUILA. Sarà forse il primo archivio di stato in Italia a essere localizzato all’interno di un nucleo industriale. In questi giorni tutto il materiale dell’archivio di stato dell’Aquila, la cui sede era nello stesso palazzo che ospitava la prefettura, in piazza della Repubblica, viene spostato a Bazzano, nella ex sede della Gioel Italia azienda che ha trovato un’altra sistemazione. La nuova struttura è molto ampia e luminosa e non ha subìto danni dal terremoto del sei aprile. La riapertura dell’archivio agli studiosi è prevista intorno alla metà luglio.
 L’Archivio di Stato dell’Aquila (nato nel 1835) è uno dei più importanti del centro sud. Dentro ci sono documenti che riguardano non solo il capoluogo ma tutto l’Abruzzo (si pensi ad esempio ai fascicoli giudiziari della Corte di Appello e ai catasti di varie epoche).
 Il sisma ha praticamente distrutto il palazzo della prefettura. Inizialmente si era temuto che i faldoni che contengono la storia dell’Aquila e della regione fossero finiti sotto le macerie. Invece, per fortuna, i solai hanno retto (anche se danneggiati) e i vigili del fuoco con la supervisione della direzione e dei funzionari dell’Archivio e con l’ausilio della ditta Premio di Bologna, stanno trasferendo tutto a Bazzano. Nemmeno un documento andrà perduto. Nell’ex sede della Gioel ieri mattina c’era grande fermento. Mi aspetta all’ingresso il professor Paolo Muzi, funzionario che conosce ogni “segreto” dell’Archivio di Stato dell’Aquila. Anche grazie al suo lavoro, fatto in particolare negli ultimi 10-15 anni, ogni carta (che sia una pergamena o un semplice appunto scritto su un foglio) ha avuto una sua collocazione precisa e gli studiosi hanno potuto fare il loro lavoro avendo una bussola, sapendo cioè dove andare a cercare. In questo - per quello che ho potuto verificare direttamente ogni volta che ho passato qualche ora nella sala studio - grande merito va dato anche agli addetti, sempre disponibili a fare il possibile per risolvere gli “enigmi” piccoli e grandi della storia cittadina.
 Il professor Muzi mi presenta il direttore dell’Archivio, Ferruccio Ferruzzi, nominato a fine marzo che subito si è trovato a far fronte a una così grave emergenza. Poi mi fa vedere la sezione dedicata all’Archivio civico aquilano. E’ un modo anche per rassicurare tutti coloro che temevano “scippi” di materiali.
 «Nei primi giorni dopo il sisma» dice Muzi «per motivi di sicurezza l’Archivio civico aquilano e le pergamene più preziose erano state portate a Sulmona. Ma sono già tornate e ora sono qui a Bazzano».
 La sede ex Gioel non sarà prestigiosa come quella di piazza della prefettura ma è sicuramente funzionale. I locali sono molto ampi e potranno contenere senza problemi i circa dieci chilometri di scaffalature attualmente necessarie. Ma soprattutto, essendo l’Archivio un posto che necessita di spazi sempre maggiori ogni anno che passa, la nuova struttura è quella giusta per far fronte alle esigenze future.
 Se in uno stanzone si lavora per riposizionare i faldoni (che gli storici chiamano anche buste), in altri locali sono all’opera falegnami, imbianchini, muratori. Muzi mi fa vedere la sala studio. Quella vecchia aveva magari più fascino ma quella nuova è molto più grande e quindi capace di ospitare un numero di persone maggiore.
 E poi, cosa non secondaria, all’esterno c’è un ampio parcheggio che consentirà un accesso più semplice senza l’incubo del posto auto che non si trova o della multa per divieto di sosta. Muzi chiarisce anche la vicenda del trasferimento degli atti del processo del Vajont a Belluno. In realtà gli atti saranno trasferiti solo per microfilmarli. Gli originali torneranno all’Aquila, città che alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso fu sede di quel processo. In questi giorni si sta decidendo anche se portare a Bazzano gli atti che si trovano nella sede distaccata di via del Cardinale. E alla ex Gioel potrebbe finire l’archivio notarile che attualmente si trova a palazzo Margherita.