il Centro — 14 maggio 2009
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sezione: ALTRE
LAQUILA. Nel campo non cè acqua ed esplode la protesta dei 120 sfollati che fino a qualche giorno fa erano riusciti a sopravvivere grazie a un pozzo artesiano, ormai asciugato, e allarrivo delle autobotti. Ma negli ultimi due giorni la situazione è precipitata: niente autobotti e stop anche alla possibilità di lavarsi. Una situazione insostenibile, quella dei 120 sfollati della frazione di Colle di Sassa che solo a tarda sera, e dopo aver minacciato querele, sono riusciti ad avere un po dacqua. Intanto Romeo Pulsoni , presidente provinciale del sindacato autonomo medici italiani (Snami) ha definito «non veritiere le notizie circa la precaria situazione sanitaria nei campi che accolgono la popolazione terremotata. Per Pulsoni, «lincidenza di malattie infettive, in particolare gastroenteriti, non si discosta dalle medie stagionali in quanto occorre considerare i mutamenti di abitudini igieniche e alimentari, il nuovo assetto logistico e le variazioni climatiche. Inoltre, un controllo dellArta su alimenti e acque, ha escluso che i casi registrati in qualche campo siano riferibili a carenze igienico-sanitarie». E sulle difficili condizioni di vita nelle tendopoli e sul botta e risposta tra la presidente della Provincia Stefania Pezzopane e larcivescovo Giuseppe Molinari , è intervenuto anche il vice presidente del consiglio regionale Giovanni DAmico. E lo ha fatto inviando una lettera aperta a monsignor Molinari. «La discussione pubblica che lei ha attivato, rispondendo alle istanze e preoccupazioni sollevate dalla presidente Stefania Pezzopane, mi impongono di sottoporle alcune valutazioni che forse renderanno più chiaro che il richiamo e lallarme rest,a per alcuni di noi, lunico strumento istituzionale per farci ascoltare. Tutti noi riconosciamo, come credo faccia anche la Pezzopane» ha scritto DAmico «la tempestività e lefficienza della Protezione civile negli interventi di primo soccorso e nella fase di emergenza. Tuttavia, nei giorni seguenti, la discrepanza tra le rassicurazioni del Presidente del Consiglio, la contraddittorietà del testo del decreto legge del 28 aprile, lincertezza delle risorse in esso previste e i primi crescenti disagi per la popolazione, hanno mostrato il vero limite istituzionale dellintervento per come normato dal governo. I pieni poteri di Berlusconi, per il tramite del dottor Bertolaso, fanno mancare ora quella partecipazione di responsabilità, reciprocamente riconosciuta e condivisa tra i diversi livelli istituzionali. Non le sarà sfuggito anche lappello dei sindaci, con le proposte di modifica del decreto legge. Bertolaso per primo dovrebbe formalizzare con ordinanza, una cabina di gestione con Regione, Provincia e sindaci. Chiarendo subito che in quella sede si discute per poi condividere scelte e responsabilità. E lo stesso Presidente del Consiglio» ha concluso DAmico «farebbe cosa buona a lasciare un segno di partecipazione democratica alla sua presenza in Abruzzo». Sulla vicenda è sceso in campo anche Massimo Verrecchia, coordinatore provinciale del Pdl, che ha invitato la Pezzopane «ad ascoltare lappello dellarcivescovo. Si eviti» ha affermato Verrecchia «di speculare sullinevitabile disagio della popolazione e si cerchi, invece, di dare un contributo unitario per raggiungere nel più breve tempo possibile il comune obiettivo della ricostruzione dellAquila».