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Tendopoli, sempre peggio

 L’AQUILA. E dopo la febbre, la polmonite, la diarrea, ecco la tubercolosi. Allarme nella tendopoli di Pizzoli, la stessa visitata proprio ieri dal capo della Protezione civile. Da una di quelle tende è stato allontanato un uomo, di nazionalità romena, che presenta i sintomi della malattia. I medici si affrettano a dire che non ci sono pericoli di diffusione, ma tra la gente la preoccupazione aumenta e c’è il rischio della psicosi. Intanto, vanno migliorando le condizioni dei cinquanta sfollati alle prese con un virus che ha portato febbre e problemi intestinali. La vita nelle tendopoli si fa ogni giorno più dura.
 MALATTIA TORNATA. La patologia che sembrava debellata è ricomparsa sotto una tenda. «Ma sarebbe potuto accadere anche fuori», precisa Giuseppe Matricardi, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl dell’Aquila che invita a non creare allarmismo. Tuttavia c’è poco da allarmare. Ogni giorno la vita in tenda, che per oltre 30mila sfollati aquilani dura da oltre un mese, riserva una sorpresa. Il caso di tubercolosi è stato riscontrato nella tendopoli di Pizzoli dove tre giorni fa i medici avevano visitato un trentenne che vomitava sangue. La diagnosi è stata immediata. Sono state disposte ulteriori analisi e ieri si è avuto il responso del centro di prevenzione malattie respiratorie. Il malato, trasferito prima all’ospedale da campo del San Salvatore e poi in un ospedale romano, continua a essere tenuto sotto osservazione in modo da non creare pericoli per la salute degli altri. Le autorità sanitarie escludono pericoli di contagio. I medici, inoltre, continuano a monitorare tutti coloro che, nella tenda o fuori, sono stati in qualche modo in contatto con l’uomo. Il monitoraggio avviene in maniera molto discreta per non creare allarmismi. Non è prevista, tuttavia, alcuna profilassi.
 «NESSUN PERICOLO». «Non ci sono pericoli di contagio». Il dottor Matricardi vuole tranquillizzare tutti gli aquilani. «Appena avuto il sospetto, visti i sintomi, il caso è stato subito monitorato dal centro di prevenzione malattie respiratorie, che è il nostro apparato. Il caso è stato individuato, visionato, osservato. Il paziente è stato poi ricoverato in un ambiente opportuno. Quanto accaduto è da considerarsi del tutto normale, pur in questa condizione di eccezionalità, in considerazione dell’elevato numero di sfollati e in relazione alla presenza di tanti stranieri. Infatti, in altre nazioni, soprattutto quelle dell’Europa dell’Est dov’è endamica, può essere presente una casistica maggiore di questo tipo di malattia che in Italia, invece, assume caratteristiche di assoluta sporadicità». Il medico rassicura: «La malattia tubercolare è lentissima e quindi non ci sono contagi. La tenda che ospitava il soggetto è stata ripulita e disinfettata».

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