mercoledì 10.03.2010 ore 10.33

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Afa e insetti, incubo senza fine

  L’AQUILA. Afa di giorno. Freddo e umidità di notte. I primi insetti tormentano le case di tela. I cattivi odori non le abbandonano. Non hanno pace i 32.460 sfollati delle centosettanta tendopoli post-terremoto distribuite in Provincia (stando all’ultimo censimento della Protezione civile).  Fino a una settimana fa c’era la pioggia a perseguitare i residenti di questi villaggi dove la disperazione prende sempre più il posto della speranza. Tra l’Aquila , Preturo e Sassa gli sfollati sono 10210 e le tende a disposizione 1627. Sei ospiti per ogni tenda, in media. Ma a piazza d’Armi , la tendopoli più grande della provincia coi suoi 4500 ospiti, ogni alloggio arriva a contenere anche undici, quattordici persone. Secondo più di un “residente” servirebbero maggiori controlli. «Perché sicuramente ci sono tanti abusivi», avverte Loreto , «qualche notte fa mi è capitato di vedere un gruppo di filippini che è entrato nel campo. Dopo un po’ è arrivato un altro gruppo che aveva preso i permessi ai connazionali entrati in precedenza. Così qualcuno trova vitto e alloggio gratis. Purtroppo i volontari si alternano settimana dopo settimana ed è difficile controllare le presenze. Servirebbero ispezioni a sorpresa perché è impossibile che in una tenda vivano fino a 15 persone». Ma non è il solo problema. L’altra notte proprio a piazza d’Armi c’è stata una disinfestazione contro zanzare e altri insetti. I cartelli invitavano la popolazione «a chiudere porte e finestre delle tende». Poi ci sono i parassiti, come i pidocchi segnalati ai campi Italtel . Anche in questo caso si è provveduto con le disinfestazioni. «Guardate sotto la mia tenda», è l’invito di una casalinga, «da più giorni non piove ma qui ristagna l’acqua e l’odore è insopportabile. L’igiene ci preoccupa. Non possiamo neanche lavare i panni». Sulle tendopoli punta l’indice anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane . «I problemi sono tantissimi», afferma, «e dopo un mese sono aumentati. Perché ora è anche un fatto di stress. In quasi tutti i campi ci sono difficoltà nella gestione dei bagni chimici, tarati per l’Esercito. Qui devono accogliere anche anziani e persone in sovrappeso che non riescono a lavarsi. La situazione va migliorata. La scelta del governo di portare le casette e dare più solidità consentirà un salto di qualità, sperando che sia a settembre o ottobre. Ma per ora vanno trovate alternative alle tende. Per esempio facendo ricorso a roulotte o case in legno. Non si può pensare di trascorrere altri cinque mesi nelle tende, non si può abbassare lo sguardo sulle problematiche». Fino a una settimana fa c’era la pioggia. Adesso è arrivato il caldo di mezzogiorno. «Ventidue gradi e la tenda è diventata un forno», afferma Mariano del campo di Collemaggio . Che sa che in estate sarà peggio. Poi la notte le temperature precipitano di nuovo e arriva anche l’umidità a rendere meno sopportabile la vita degli sfollati. All’Aquila e non solo. Fra Acciano, Barisciano, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, Sant’Eusanio Forconese, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa Sant’Angelo e Arischia ci sono 5314 sfollati e 24 aree di ricovero. Il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi , che oggi parte per New York alla ricerca della solidarietà degli emigranti abruzzesi, sta provvedendo per risolvere il problema afa. «In previsione dell’aumento delle temperature abbiamo ordinato i refrigeratori», spiega. Ma non in tutti i paesi c’è altrattanta prontezza. Come denuncia Dino Rossi di Ofena . «La tendopoli è stata spostata quattro volte», racconta, «sembravamo degli indiani costretti a traslocare da una riserva all’altra». Carenze di bagni chimici e docce vengono segnalate nei comuni gestiti dal Centro operativo misto (Com) numero 3, che raggruppa Barete, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Lucoli, Montereale, Pizzoli, Scoppito, Tornimparte e Ocre . Complessivamente ci sono 6010 sfollati e le tende sono 1002. «Dopo il crollo della tenda che ospitava la mensa», evidenziano a Campotosto, dove si trova uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa, «è arrivato un prefabbricato. Deve essere ancora montato. Il crollo della mensa, causato dal vento, è avvenuto tre settimane fa. Per non parlare del freddo quassù a 1400 metri di quota. Le stufette restano insufficienti». Tredici comuni e 1395 sfollati sono senza un presidio medico avanzato. Unico caso tra i sette Com dell’emergenza terremoto. Calascio, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Collepietro, Navelli, Ofena, San Benedetto in Perillis, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia e Anversa sollecitano provvedimenti in tal senso. «Ma per il resto non ci sono grandi problemi», dichiara Paolo Federico , sindaco di Navelli, «pasti e assistenza vengono garantiti regolarmente nei nostri due campi, a Navelli capoluogo dove ci sono 210 sfollati e a Civitaretenga dove gli ospiti sono 110». Sembra decisamente migliorata anche la situazione nella Valle Subequana , dopo giorni di totale abbandono. A Goriano sono finalmente arrivati i moduli doccia e i punti cottura. A Castelvecchio è stato aperto un punto medico di pronto soccorso. Evidentemente le proteste sono servite. «Proprio così», conferma Cinzia Carlone , sindaco di Castel di Ieri , «dopo le segnalazioni c’è stato un intervento importante. Ora abbiamo tutto, dalle stufe alle cucine. Però stiamo cercando soluzioni per uscire dalle tende. Magari utilizzando le seconde case». - Roberto Raschiatore

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