LAQUILA. Afa di giorno. Freddo e umidità di notte. I primi insetti tormentano le case di tela. I cattivi odori non le abbandonano. Non hanno pace i 32.460 sfollati delle centosettanta tendopoli post-terremoto distribuite in Provincia (stando allultimo censimento della Protezione civile).
Fino a una settimana fa cera la pioggia a perseguitare i residenti di questi villaggi dove la disperazione prende sempre più il posto della speranza. Tra
lAquila,
Preturo e
Sassa gli sfollati sono 10210 e le tende a disposizione 1627. Sei ospiti per ogni tenda, in media. Ma a
piazza dArmi, la tendopoli più grande della provincia coi suoi 4500 ospiti, ogni alloggio arriva a contenere anche undici, quattordici persone. Secondo più di un residente servirebbero maggiori controlli. «Perché sicuramente ci sono tanti abusivi», avverte
Loreto, «qualche notte fa mi è capitato di vedere un gruppo di filippini che è entrato nel campo. Dopo un po è arrivato un altro gruppo che aveva preso i permessi ai connazionali entrati in precedenza. Così qualcuno trova vitto e alloggio gratis. Purtroppo i volontari si alternano settimana dopo settimana ed è difficile controllare le presenze. Servirebbero ispezioni a sorpresa perché è impossibile che in una tenda vivano fino a 15 persone». Ma non è il solo problema. Laltra notte proprio a piazza dArmi cè stata una disinfestazione contro zanzare e altri insetti. I cartelli invitavano la popolazione «a chiudere porte e finestre delle tende». Poi ci sono i parassiti, come i pidocchi segnalati ai campi
Italtel. Anche in questo caso si è provveduto con le disinfestazioni. «Guardate sotto la mia tenda», è linvito di una casalinga, «da più giorni non piove ma qui ristagna lacqua e lodore è insopportabile. Ligiene ci preoccupa. Non possiamo neanche lavare i panni». Sulle tendopoli punta lindice anche la presidente della Provincia,
Stefania Pezzopane. «I problemi sono tantissimi», afferma, «e dopo un mese sono aumentati. Perché ora è anche un fatto di stress. In quasi tutti i campi ci sono difficoltà nella gestione dei bagni chimici, tarati per lEsercito. Qui devono accogliere anche anziani e persone in sovrappeso che non riescono a lavarsi. La situazione va migliorata. La scelta del governo di portare le casette e dare più solidità consentirà un salto di qualità, sperando che sia a settembre o ottobre. Ma per ora vanno trovate alternative alle tende. Per esempio facendo ricorso a roulotte o case in legno. Non si può pensare di trascorrere altri cinque mesi nelle tende, non si può abbassare lo sguardo sulle problematiche». Fino a una settimana fa cera la pioggia. Adesso è arrivato il caldo di mezzogiorno. «Ventidue gradi e la tenda è diventata un forno», afferma
Mariano del campo di
Collemaggio. Che sa che in estate sarà peggio. Poi la notte le temperature precipitano di nuovo e arriva anche lumidità a rendere meno sopportabile la vita degli sfollati. AllAquila e non solo. Fra
Acciano, Barisciano, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Poggio Picenze, Prata dAnsidonia, SantEusanio Forconese, San Demetrio ne Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa SantAngelo e
Arischia ci sono 5314 sfollati e 24 aree di ricovero. Il sindaco di Villa SantAngelo,
Pierluigi Biondi, che oggi parte per New York alla ricerca della solidarietà degli emigranti abruzzesi, sta provvedendo per risolvere il problema afa. «In previsione dellaumento delle temperature abbiamo ordinato i refrigeratori», spiega. Ma non in tutti i paesi cè altrattanta prontezza. Come denuncia
Dino Rossi di
Ofena. «La tendopoli è stata spostata quattro volte», racconta, «sembravamo degli indiani costretti a traslocare da una riserva allaltra». Carenze di bagni chimici e docce vengono segnalate nei comuni gestiti dal Centro operativo misto (Com) numero 3, che raggruppa
Barete, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Lucoli, Montereale, Pizzoli, Scoppito, Tornimparte e
Ocre. Complessivamente ci sono 6010 sfollati e le tende sono 1002. «Dopo il crollo della tenda che ospitava la mensa», evidenziano a Campotosto, dove si trova uno dei laghi artificiali più grandi dEuropa, «è arrivato un prefabbricato. Deve essere ancora montato. Il crollo della mensa, causato dal vento, è avvenuto tre settimane fa. Per non parlare del freddo quassù a 1400 metri di quota. Le stufette restano insufficienti». Tredici comuni e 1395 sfollati sono senza un presidio medico avanzato. Unico caso tra i sette Com dellemergenza terremoto.
Calascio, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Collepietro, Navelli, Ofena, San Benedetto in Perillis, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia e
Anversa sollecitano provvedimenti in tal senso. «Ma per il resto non ci sono grandi problemi», dichiara
Paolo Federico, sindaco di Navelli, «pasti e assistenza vengono garantiti regolarmente nei nostri due campi, a Navelli capoluogo dove ci sono 210 sfollati e a
Civitaretenga dove gli ospiti sono 110». Sembra decisamente migliorata anche la situazione nella
Valle Subequana, dopo giorni di totale abbandono. A
Goriano sono finalmente arrivati i moduli doccia e i punti cottura. A
Castelvecchio è stato aperto un punto medico di pronto soccorso. Evidentemente le proteste sono servite. «Proprio così», conferma
Cinzia Carlone, sindaco di
Castel di Ieri, «dopo le segnalazioni cè stato un intervento importante. Ora abbiamo tutto, dalle stufe alle cucine. Però stiamo cercando soluzioni per uscire dalle tende. Magari utilizzando le seconde case».
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Roberto Raschiatore