LAQUILA. Quaranta dipendenti su 400 hanno accettato il trasferimento in Puglia. Gli altri attendono le mosse dellazienda che intanto valuta due siti alternativi: Lares Tecno a Pile ed ex Irti a Sassa scalo. Prosegue lesodo a Bari e Lecce per i dipendenti della Transcom, il call center dichiarato inagibile che ha invitato il personale a spostarsi in massa. Ma i lavoratori prendono tempo perché temono che sia lanticamera dello smantellamento del sito aquilano.
LESODO VA AVANTI. Dopo i primi cinque dipendenti che hanno aderito alla proposta dellazienda, ora la lista si è allungata. Ieri, nel corso di un incontro tre Regione e sindacati, sono emersi altri due siti alternativi per il trasferimento dellattività, quello dellex Lares Tecno, allinterno del nucleo industriale di Pile, e quello dellex Irti lavori a Sassa scalo. Il primo sito garantirebbe una migliore logistica sotto il profilo del cablaggio. Tuttavia, devono essere superate alcune difficoltà di ordine burocratico che non sembrano irrisolvibili. Intanto il country manager
Roberto Boggio prepara una nuova visita in città per un ulteriore confronto con i sindacati che, finora, sambrano aver sposato la linea della cautela. «Stiamo valutando le alternative, alcune interessanti e altre che non hanno i requisiti minimi per essere prese in considerazione», spiega il manager. «Pensare che una riguarda il sito di un concorrente, ma non è una struttura attrezzata per gestire un tipo di attività come la nostra. Per il sito nel nucleo industriale di Pile, invece, andremo a fare un sopralluogo con i nostri tecnici. La situazione la stiamo gestendo insieme alla Regione in base a quanto ci siamo detti nellultimo incontro istituzionale. Dobbiamo anche capire, il prima possibile, qual è la reale agibilità delledificio di Pettino, che non è di nostra proprietà. Servirà, evidentemente, anche una dichiarazione da parte del proprietario. In ogni caso, la situazione è in continua evoluzione». Nei giorni scorsi
Boggio aveva bocciato la trattativa per un sito a Sulmona che era stato ritenuto inidoneo a ospitare lattività del call center aquilano.
LA REGIONE. Il vicepresidente del consiglio regionale
Giorgio De Matteis sta seguendo in prima persona la trattativa con lazienda. Anche il sindaco
Massimo Cialente è stato investito del problema. «Stiamo fornendo la massima collaborazione affinché venga reperito un sito nel territorio e non ci siano fughe allesterno di nessun tipo», afferma
De Matteis. «In questa fase di grande emergenza per la città non possiamo permetterci il lusso di perdere pezzi importanti del nostro settore produttivo».
Boggio, intanto, fa il punto della situazione. «I trasferimenti dei dipendenti sono cominciati lentamente e stanno andando avanti perché, in questo modo, riusciamo, almeno, a mantenere personale aquilano nella Transcom. Cè qualcuno che sta comprendendo la difficoltà del momento. Del resto, abbiamo unattività da gestire e, visto che, allo stato attuale delle cose, è impossibile farlo in città, stiamo offrendo ai nostri dipendenti e alle loro famiglie la possibilità di una scelta di buon senso. Aspettiamo di conoscere le misure del governo e di conseguenza adotteremo quanto previsto dalle norme in questambito».
IL DILEMMA. Partire o no? Il dilemma dei dipendenti cresce di giorno in giorno. Molti dei lavoratori del call center si sono detti contrari a spostare la famiglia in Puglia. I primi che si sono trasferiti a lavorare a Bari e a Lecce stanno alloggiando a Monopoli nel residence camping «Atlantide» che ha messo a disposizione, a titolo gratuito, dal 15 aprile fino al 31 maggio, dieci abitazioni (da 4 persone ognuna) «arredate e dotate di angolo cottura», come ricorda lazienda. Anche i dipendenti dei call center pugliesi si sono messi a disposizione per reperire degli alloggi dove poter ospitare i colleghi aquilani. Ma non tutti accettano di buon grado il trasferimento. Nel corso di unassemblea, che si è tenuta nei giorni scorsi davanti alla sede del call center aquilano, i dipendenti hanno espresso la loro preoccupazione. «Vogliamo che Transcom resti allAquila», hanno detto i lavoratori, «altrimenti il rischio è che il trasferimento causa terremoto da temporaneo possa diventare definitivo. Un pericolo da scongiurare».