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San Salvatore, parla Vittorini

 L’AQUILA. Dieci pilastri a rischio su 2300 sono una nullità. Chi ci scrive è l’ingegner Marcello Vittorini, professore emerito della Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo dei progettisti dell’ospedale San Salvatore reso inagibile dal terremoto e sequestrato dalla procura. La sua lettera è un documento che interesserà anche gli investigatori. Eccola: «Mentre la Prefettura, ubicata in un edificio antico è crollata, mentre la Casa dello Studente, realizzata in cemento armato, è del pari crollata, come del resto sono crollati altri edifici in cemento armato, di cui non si parla (causando decine e decine di morti), le strutture portanti del complesso ospedaliero San Salvatore non sono crollate, non hanno avuto cedimenti diffusi e soprattutto non ci sono state vittime né fra i degenti né fra il personale».
 «I pilastri delle strutture in cemento armato del San Salvatore sono circa 2.300. Ovviamente bisogna accertare quanti sono i pilastri effettivamente danneggiati e se sono riparabili. Da quello che hanno scritto i giornali e dalle immagini televisive sembra che siano una decina cioè meno del 5 per 1000. Inoltre i vetri sono rimasti quasi tutti intatti e le porte, le finestre e larga parte degli impianti funzionano.
 Il crollo della tamponatura al di sopra del sottopasso di accesso al Pronto soccorso è dovuto al fatto che la grande scritta “Ospedale Civile San Salvatore” è stata fissata sul muro di tamponamento che, data la sollecitazione sismica, è crollato ma la struttura portante è rimasta, integra, al suo posto.
 Il complesso ospedaliero, progettato nel 1968, è stato costruito in 30 anni, con lunghissimi periodi di inattività dovuti alla sistematica carenza di finanziamenti, durante i quali i prezzi sono ovviamente lievitati. Infatti il primo stralcio esecutivo, appaltato nei primi anni ’70 per un importo di circa 5.300 milioni di lire su una spesa totale prevista in circa 12mila milioni è stato rapidamente eseguito. Quindi i lavori sono rimasti fermi fino al 1980 in attesa di finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno.
 Successivamente ci sono stati altri finanziamenti, sempre a singhiozzo, del Ministero dei Lavori Pubblici e della Regione. Quindi si è trattato di lentezza nella concessione dei finanziamenti indispensabili e non già di allungamento dei tempi da parte dei tecnici o degli esecutori.
 Il San Salvatore sorge su un’area di circa 18 ettari (...) Originariamente il centro ospedaliero era organizzato in quattro dipartimenti autonomi (Chirurgia, Medicina, Ostetricia-Ginecologia-Pediatria, Specialità) con un totale di 1.200 posti letto. Successivamente la cifra iniziale fu ridotta a 900 posti diventati recentemente circa 570. Nel progetto (...) sono stati preferiti edifici a 2, 3 piani fuori terra per ridurre il rischio sismico e ciò ha comportato un notevole sviluppo dei collegamenti orizzontali.
 I criteri distributivi originali però saltarono quando furono ripartite le degenze fra l’Università e l’Ospedale senza la minima considerazione della lunghezza e moltiplicazione dei percorsi (Io ero andato via da circa 10 anni). Quindi non vi sono stati errori di progettazione bensì modifiche sostanziali introdotte nel tempo dai gestori dell’ospedale. Preciso che la dimensione del complesso fu ampiamente discussa con amministratori, medici e professori fin dal 1967. Dopo questa lunga fase di confronto fu redatto il volume “Studi preparatori per la realizzazione di un Centro ospedaliero all’Aquila” da una commissione formata dal professor Gino Parolini (presidente del Comitato tecnico per la facoltà di Ingegneria dell’Aquila) dal professor Paride Stefanini (Commissario unico della libera facoltà medica dell’Aquila) e dal professor Marcello Vittorini. Il libro, firmato anche dal professor Mario Guarino, capo della Divisione ospedaliera del Ministero della Sanità, conclude il lavoro svolto.
 Nel 2001, dopo aver visitato l’ospedale, il ministro Umberto Veronesi si espresse così: «Non mi aspettavo di vedere un ospedale così avanzato, una struttura così a misura d’uomo. Sapevo della storia tormentata del San Salvatore, delle difficoltà per ultimarlo e temevo di trovarmi di fronte a qualcosa di non ancora ben definito, come capita in certi casi. Invece mi trovo di fronte ad un progetto intelligente, ideato prima dell’avvento della “cultura” degli ospedali casermoni, monoblocco (...).
 E’ estremamente dannoso il modo in cui viene affrontato il problema del San Salvatore e dell’annesso edificio destinato alla didattica di medicina perché qualora non si arrivasse a fare chiarezza sulle reali condizioni delle strutture sarà molto difficile pensare di riattare l’ospedale in un tempo breve e sarà inevitabile cominciare a pensare alla costruzione di un nuovo ospedale con tempi (e costi) per la decisione, per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori che sono certamente insostenibili per la città».