ARCHIVIO il Centro dal 2003

«La Transcom vuole restare all’Aquila»

 L’AQUILA. «Riapriremo al più presto all’Aquila». Roberto Boggio, country manager del call-center Transcom di Pettino, che dà lavoro a 400 persone e che è stato dichiarato inagibile, è atteso oggi all’Aquila per fare il punto della situazione dopo la protesta dei dipendenti che sono contrari al trasferimento nelle sedi di Bari e Lecce «consigliato» dall’azienda. Oggi Boggio incontrerà le istituzioni e i sindacati «allo scopo di rassicurare tutti sulla ferma volontà dell’azienda di tornare a operare in questo territorio non appena le condizioni lo permetteranno». Boggio sostiene che l’azienda «è vicina a tutti i dipendenti, ai quali è stato accreditato un anticipo di mille euro il giorno 7, cioè quello successivo al terremoto. Questa è la dimostrazione della nostra vicinanza al dramma che stanno vivendo le famiglie aquilane provate dagli effetti devastanti del sisma». Intanto la prefettura di Bari, d’intesa con i Comuni di Bari e Monopoli, «sta provvedendo alla sistemazione alloggiativa di alcuni dipendenti e relative famiglie della Transcom».
 Secondo quanto afferma un comunicato della prefettura, «i primi nuclei familiari saranno ospitati a partire da giovedì 15 (cinque persone) e dal 20 aprile (14 persone), nel residence-camping Atlantide a Capitolo di Monopoli che ha messo a disposizione, a titolo gratuito sino al 31 maggio, dieci residenze arredate e fornite di angolo cottura. Boggio aggiunge che «ci sono già almeno 150 posti letto disponibili che sono stati reperiti sul territorio delle due province grazie al meccanismo della solidarietà che ha spinto i dipendenti di Bari e lecce ad attivarsi con la rete delle seconde case e delle amicizie affinché venisse assicurato un alloggio a tutti i colleghi in procinto di trasferirsi. La restante parte dovranno farla le istituzioni tra cui il Comune di Bari. La soluzione del trasferimento in quelle sedi è l’unica percorribile per continuare a far vivere l’azienda».
 I dipendenti, tuttavia, non la pensano allo stesso modo. «Dietro al pretesto del terremoto si nasconde la volontà di Transcom di smantellare il sito dell’Aquila, come è stato evidenziato da alcune avvisaglie che si sono manifestate nei mesi scorsi», hanno detto alcuni dipendenti del call-center. Noi vogliamo che l’azienda resti all’Aquila anche perché non si possono spaccare quelle famiglie dove la moglie o il marito lavorano all’Aquila. Bisogna andare subito in uno dei capannoni del nucleo industriale di Pile». L’azienda replcia così: «Il sito di Pile, di cui tanto si parla, non è nostro», aggiunge Boggio, «né tantomeno è nella nostra disponibilità. Pertanto stiamo valutando tutte le ipotesi e le possibili opzioni che ci verranno proposte anche dalle istituzioni. Siamo un’azienda dalla tecnologia sofisticata e pertanto abbiamo bisogno di condizioni ottimali. Garantiremo l’occupazione sull’Aquila funzionale al business. Certo, in assenza di aiuti da parte dello Stato il problema potrebbe porsi seriamente. In attesa delle misure di sostegno, comunque, lo stipendio lo stiamo pagando a tutti. Ricordo, infine, che la nostra proposta di trasferimento assicura una condizione di vita migliore per i dipendenti e le loro famiglie». (e.n.)