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Sfollati anche dalla burocrazia

 GORIANO SICOLI. Sono sfollati anche i cinque carabinieri perché la loro caserma è inagibile. Eppure nessuno si è accorto che il terremoto è passato anche qui a Goriano. E’ uno dei sette paesi della Valle Subequana che conta terremotati dimenticati da fredde logiche burocratiche. Gli aiuti, quelli ufficiali della Protezione civile, non sono mai arrivati. Sono invece arrivati i vigili del fuoco, che ieri sera sono riusciti a salvare le spoglie di Santa Gemma dalla chiesa lesionata.
 SI DORME NEL BUS. La prende con filosofia Elio Grilli, che ha passato l’ultima notte in un bus messo a disposizione dall’Arpa. «Come tanti altri non ho la macchina. Questo c’è capitato, che cosa vogliamo fare? Però mi fa male un piede». Grilli è uno dei cento sfollati di Goriano Sicoli, paese raggiunto dall’onda sismica ma non dalla macchina degli aiuti. «Per la burocrazia non siamo terremotati», taglia corto il sindaco Sandro Ciacchi, «eppure ho tutto il centro storico inagibile e decine di persone in strada, costrette a trascorrere le notti in un bus, in auto o in tende improvvisate. Per noi non sono state attivate le procedure d’emergenza e siamo stati esclusi anche dalle agevolazioni fiscali previste dal governo. Capiamo che vanno date priorità all’Aquila e ai paesi limitrofi, ma dopo cinque giorni qualcuno può anche accorgersi di noi. Abbiamo due campi tende pronti a partire, ma sono bloccati a Roma».
SANTA IN SALVO. Fra tanta confusione, però, è riuscito un piccolo miracolo. Ieri sera un gruppo di vigili del fuoco arrivato da Ravenna è riuscito a mettere in salvo le spoglie di Santa Gemma, patrona del paese, che erano custodite nell’omonima chiesa, sotto la cupola a rischio crollo. Il luogo di culto è stato seriamente danneggiato dal sisma, tanto che in un primo momento i pompieri avevano escluso interventi per paura di crolli. Il salvataggio, curato dal caposquadra Gianluca Savini, è stato seguito da decine di fedeli e dal parroco don Vincenzo Cianfaglione, che alla fine si sono lasciati andare a un commovente applauso.
CI SI ARRANGIA. La popolazione della Valle Subequana colpita dal terremoto continua a ricorrere a un improvvisato fai-da-te della solidarietà: da Sulmona è arrivata una cucina da campo, la Pavind ha fornito i bagni chimici, alcune associazioni le tende. «Sto preparando pasta col tonno, per secondo c’è formaggio», afferma Fernando Giancola, cuoco improvvisato nella tendopoli allestita nel campo del paese, «le difficoltà sono tante, ma ci si arrangia. Parte dell’attrezzatura è quella utilizzata per la festa della Pro loco».
FARMACIA-SPOGLIATOIO. Ci sono analoghe proteste a Castel di Ieri. Gli sfollati - anche qui un centinaio - passano le notti nel campo di calcio. In paese, oltre alle case, sono inagibili anche farmacia e ambulatorio. Che ora si trovano nello spogliatoio della struttura sportiva. Renato Pescara visita gli anziani. «Hanno reagito meglio di tanti giovani», sottolinea il medico, «il problema è il panico». Anche qui la cucina è improvvisata e le poche tende a disposizione sono arrivate da San Pio delle Camere. «Ma siamo andati noi a prenderle», precisa l’assessore Annamaria Pizzocchia. «Per il resto ci arrangiamo perché siamo stati dimenticati», ricorda Giambattista Pizzocchia, «stiamo cercando di reagire e presto allestiremo anche un parco giochi per bambini proprio nel campo sportivo».
IL SINDACO URLA. Non ne può più. Cinzia Carlone, sindaco di Castel di Ieri, non riesce a nascondere l’amarezza. Con il Comune inagibile, tenta di sollecitare gli interventi in un improvvisato ufficio allestito in un locale pubblico. «Chiediamo solo dell’attrezzatura per preparare un campo dignitoso», dichiara la Carlone, «lo chiediamo da cinque giorni ma nessuno ci ascolta. C’hanno detto che l’Esercito era pronto a partire per darci un aiuto. A livello umano abbiamo ricevuto tanta solidarità, ma non c’è stata la stessa solidarietà dal punto di vista istituzionale».
SENZATETTO IN PALESTRA. A Castelvecchio Subequo i letti degli sfollati sono in una palestra. Sessantadue i residenti rimasti senza una casa. Fra questi lo stesso sindaco Carmine Amorosi. «Sono andato al centro di coordinamento dell’Aquila», ricorda, «o mi ascoltate o mi arrestate, ho detto. Non ne posso più. Continuo a telefonare o a inviare fax ma è tutto inutile. Un nostro compaesano che vive in Piemonte, Franco Di Braccio, aveva organizzato l’arrivo di volontari della Protezione civile di Biella. La prefettura aveva bloccato tutto. Siamo in emergenza e non possiamo lottare anche con le pastoie burocratiche. Qui non sta funzionando nulla».
TENDE AD ACCIANO. Il Comune conta 500 sfollati. Ma qui le tende per ospitarli sono regolarmente arrivati. Perché la procedura d’emergenza è regolarmente scattata visto che il paese fa parte del distretto aquilano e non di quello peligno.
LA PAURA. A Gagliano Aterno non ci sono sfollati, anche se è inagibile una parte del centro storico. Ma la paura è tanta e un centinaio di abitanti preferisce dormire all’aperto. Così il sindaco Agostino Petraglia ha chiesto l’arrivo di tende. Appelli senza esito. Come quelli giunti dal sindaco Luigi Fasciani di Molina Aterno. «Capiamo le priorità dell’Aquila e dei paesi del circondario», sottolinea, «ma noi terremotati della Valle Subequana non possiamo essere ignorati all’infinito».