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Il disastro visto dall’elicottero

 VILLA SANT’ANGELO. «Mamma mia che catastrofe. Quello era il mio paese». Nelle cuffie l’esclamazione del sindaco Pierluigi Biondi è un grido di disperazione che copre il rumore del motore dell’elicottero. Siamo quassù, 500 metri sopra Villa Sant’Angelo e la catastrofe che ha sconvolto l’Abruzzo. La vista di ciò che resta dà i brividi. Villa Sant’Angelo, Onna, Paganica, L’Aquila, San Demetrio calpestate dal terremoto. Sono le 11,40. Il sindaco Biondi ci invita a salire sull’elicottero Ares-118 arrivato da Roma. Il decollo è dolce, la giornata luminosa. Ma il panorama del cataclisma si spalanca presto di fronte a noi. Un paese fantasma. Questo è Villa Sant’Angelo. Case spezzate, tetti spalancati al cielo, letti disfatti nelle stanze dove è piombata la morte.
 «Un macello, una catastrofe» ripete alle cuffie il sindaco Biondi. L’elicottero punta su Onna, il paese che non c’è più. Abbiamo un sussulto. Il pensiero va al collega Giustino Parisse e alla tragedia che l’ha colpito. Macerie e polvere sono ovunque. Case abbattute come se fossero state di cartone. Da quassù è un brulicare di soccorritori, intenti a spostare massi e travi. L’Esercito è accampato vicino a un chiosco. Distribuisce viveri. Il volo prosegue sui campi verdi della vallata dell’Aterno, su una terra diventata maligna. Ci dirigiamo verso l’Aquila. Vediamo le macerie della casa dello studente. Altri soccorritori che tentano di salvare vite. Vediamo il cratere in un quartiere, il palazzo del governo, macerie. Non vediamo auto. Le strade sono deserte. All’improvviso una macchia blu. E’ quella di una tendopoli allestita per gli sfollati. Poi ce n’è un’altra e un’altra ancora. I reduci sono decine, avvolti in coperte o giacconi. Qualcuno guarda verso l’alto e accenna un saluto all’elicottero che volteggia. Un gruppo di ragazzini rincorre un pallone in un campo di calcio improvvisato. Salutano anche loro. Per un istante dimentichiamo il terremoto e guardiamo quell’immagine che ha il valore della speranza. Il pilota Alessandro Giulivi avverte: «Facciamo un ultimo giro sull’Aquila». Ecco le cupole squarciate della cattedrale e delle Anime Sante. Il campanile di San Bernardino spezzato. La navata della chiesa di Santa Maria Paganica sprofondato. Quattro storici simboli della devastazione. La distruzione scorre a destra e a sinistra. Ci dirigiamo verso la zona industriale. Ciminiere spente, parcheggi vuoti, cancelli delle fabbriche chiusi. Il terremoto è anche questo. Vediamo l’autostrada e i suoi piloni. Il tratto dell’A24 è inaccessibile, senza auto. Ci sono degli operai a controllare la stabilità di un cavalcavia e l’auto della polizia. L’elicottero sorvola le macerie di Paganica, le tante travi che spuntano dagli edifici sono sospese, così come lasciate da quei venti secondi di terrore. Passiamo sulla Statale 17, dove immense colonne di mezzi si dirigono verso l’Aquila e Onna. Tir carichi di container, tende da campo e bagni chimici. Camion della Protezione civile. Ambulanze di volontari. La lunga coda della solidarietà si estende per centinaia e centinaia di metri. Sullo sfondo il quartier generale dei vigili del fuoco. Il muso dell’elicottero del 118 punta su San Demetrio. Ultimo passaggio prima di atterrare. Anche qui tetti spezzati, edifici storici feriti. Si torna a Villa Sant’Angelo. Il viaggio sui luoghi della devastazione è terminato. Scendiamo. Con noi il pilota. «Ho visto alluvioni e disastri di ogni genere», afferma Giulivi, «ma mai una cosa del genere. Sono sconvolto». A terra il sindaco ci fa strada verso le macerie di Villa Sant’Angelo. Solo poco prima era stata estratta l’ultima vittima: Maria Marcotullio, di 59 anni. La sorella Elide, 74, e il fratello Bruno, 62, li avevano tirati fuori il giorno prima. Chiediamo un elenco con i nomi di chi non ce l’ha fatta. «L’elenco?», riprende Biondi, «i 17 nomi me li ricordo a memoria. Qui ci conosciamo tutti, siamo un’unica, grande famiglia». Oltre ai fratelli Marcotullio, nei crolli hanno perso la vita una madre e il suo bambino, Andrea Esposito, di appena 3 anni. Valentina Berti ne aveva 34. Maurizio Antonini, operaio di 38 anni, è morto senza avere il tempo di scappare. Ad agosto si sarebbe sposato. Il catastrofico terremoto ha stroncato le vite di Irma Andreassi (73), Maria Incoronata Iberis (72), Pasqualina Lisi (59) e di un’intera famiglia, la figlia Francesca Olivieri (23), il papà Francesco e la madre Maria Antonietta Andreassi (51). Sotto le macerie anche due coppie di coniugi: Annamaria De Paolis (60) e Sergio Zaninotto (69) e Loreto Andreassi (78) e Annamaria De Paolis (60). Nell’elenco anche il nome di Concetta Cimoroni (54). Quando il sindaco finisce di snocciolare i nomi si capisce la portata del dolore della gente di Villa Sant’Angelo. Che però, nel dolore, si è idealmente abbracciata per rendersi protagonista di gesti eroici. Una donna di 90 anni, Lidia Marcotullio, tirata giù da una finestra con delle funi, prima che crollasse l’ultimo muro di casa. La famiglia Zanardelli salvata dai volontari impegnati a scavare a mani nude.