09 dicembre 2008 —
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sezione: Economia
WASHINGTON. A Chicago, la città del presidente eletto Barack Obama, il potente Tribune dichiara bancarotta. A Miami il prestigioso Herald è in cerca di acquirenti. E a Manhattan il New York Times in crisi di liquidità ipoteca il grattacielo di 52 piani di Renzo Piano sulla Ottava Avenue. Si prospetta un Natale di crisi per leditoria americana, che non è in condizioni molto migliori dellindustria dellauto. Più del 20% delleditoria ha problemi finanziari, scrive il Wall Street Journal.
Il calo del 15% della pubblicità (cartacea e online) nei primi 9 mesi 2008 non sembra solo frutto della recessione. Gli analisti vedono una crisi strutturale e si aspettano una riorganizzazione con fusioni, tagli e scelte dolorose. I media americani sono considerati da Wall Street troppo frammentati: leditore più potente, Gannet (UsaToday), controlla il 13,6% e gli esperti vedono spazio per accorpamenti. Non manca chi paragona i media a Ford e Gm.
The New York Times Company, controllata dal clan familiare dei Sulzberger, ha affidato allimmobiliare Cushman & Wakefield il compito di spremere soldi dal grattacielo di Piano, inaugurato nel 2007 per il quotidiano più influente dAmerica. Il Nyt ne possiede il 58% e allimmobiliare chiede 225 milioni di dollari subito per onorare gli impegni finanziari.
A Chicago, la Tribune Company, acquistata nel dicembre 2007 per 8 miliardi dal magnate immobiliare Sam Zell, ha scelto la strada drastica del Chapter 11 presentando in un tribunale del Delaware la domanda di protezione dai creditori che fa scattare le procedure di bancarotta. T.C., che controlla due tra i maggiori quotidiani americani, Los Angeles Times e Chicago Tribune, ha assunto gli esperti Lazard per far fronte a scadenze per 13 miliardi di debiti. «Nellultimo anno abbiamo fatto progressi significativi per trasformare Tribune in unimpresa che persegue linnovazione», ha detto Zell, lamentando però che la crisi delleconomia crea difficoltà enormi. Giornali e Tv del gruppo continueranno a operare, ha però promesso.
In Florida un altro gigante, McClatchy, cercherebbe acquirenti per il Miami Herald, offrendo non solo il quotidiano, ma anche il patrimonio immobiliare, a partire dalla sede del giornale affacciata sullOceano. Nel resto degli Usa, gruppi grandi e piccoli sono alle prese con scelte analoghe e con lesigenza di tagliare i costi. La situazione di crisi offre nuove opportunità a chi resta solido. E il caso della Cnn, reduce da una stagione elettorale che lha vista regina degli ascolti, con conseguente aumento dei profitti pubblicitari. Il network fondato da Ted Turner nei giorni scorsi ha lanciato una sfida allAssociated Press e alla sua redazione planetaria (4.000 giornalisti in 243 uffici in 97 paesi del mondo). La Cnn si offrirà come agenzia di stampa a basso costo ai giornali che ritengono labbonamento alla AP troppo costoso. Nello stesso tempo, però, la stessa Cnn sta tagliando: sarà cancellata lintera redazione scienza e ambiente, compreso il responsabile Miles OBrien, un veterano della Cnn e uno dei volti più noti del network.