15 novembre 2008 —
pagina 07
sezione: Attualità
PESCARA. Il segno che lattenzione sul rischio di infiltrazioni mafiose deve restare alta è un elenco: la lista dei 24 immobili confiscati in Abruzzo (18 nel 2007), senza risparmiare nessuna provincia, sottratti ai proprietari e passati nelle mani dello Stato sulla base della legge Rognoni-La Torre.
«In molti casi non sappiamo neppure come siano stati destinati: abbiamo chiesto di conoscere quale sia il loro utilizzo, stiamo aspettando di saperlo» ha detto
Germana Aceto, referente a Pescara di Libera, lassociazione contro le mafie guidata da
don Luigi Ciotti.
Di certo 24 è un numero privo di rilievo se paragonato alle cifre che riguardano la Sicilia (3.683), la Campania (1.237) o la Calabria (1.173), o anche a regioni come Lombardia (570) o Lazio (336). È significativo, invece, se raffrontato con quelle relative alle altre regioni del centro-sud: le Marche (1), il Molise (2), la Basilicata (11). Lisola felice non esiste più. Laveva ricordato, durante linaugurazione dellanno giudiziario, nel gennaio scorso, il procuratore generale presso la Corte di Appello
Bruno Paolo Amicarelli: «La mancanza di organizzazioni di stampo mafioso in Abruzzo, non rende il territorio immune da reati di criminalità organizzata» aveva detto. «LAbruzzo è regione a rischio. Scorrerie, affari, crimini riconducibili alle organizzazioni criminali di stampo mafioso-camorristico delle regioni vicine, se non contingue, sono di tanto in tanto accertati dagli investigatori».
Lappello a non abbassare la guardia è arrivato ieri durante il seminario promosso da Libera informazione, lOsservatorio nazionale per la legalità e contro le mafie legato a Libera e diretto da
Roberto Morrione: «Regioni come lAbruzzo e lUmbria sembrano lontane dalle vicende di criminalità organizzata, ma assistiamo allavanzare di fenomeni preoccupanti, legati soprattutto al mattone, alla ristorazione, alla nascita di centri commerciali». Nelle tranquille e ricche città abruzzesi, cosche e famiglie investono il denaro illecito per «ripulirlo» attraverso attività immacolate. Almeno in apparenza. «La mafia» ha ricordato Morrione, «cè ovunque ci sia accumulazione finanziaria e oggi, in una fase di recessione delleconomia, esiste un altro rischio concreto: se lo Stato non interviene a sostegno dei comparti in difficoltà, e questo non sta accadendo, molti ricorreranno ai prestiti a usura, come già accade pesantemente anche nel Pescarese. Il problema è che, dal dibattito sulla sicurezza, è rimasto fuori il pericolo di infiltrazioni».
Per alzare il velo su un pericolo rimasto fino a oggi sottotraccia, Libera Informazione ha promosso incontri in dodici regioni italiane: undici nelle cinque «occupate» dalla mafia, il dodicesimo in Umbria, per poi ripartire dallAbruzzo con un nuovo ciclo di incontri destinati ai rappresentanti della stampa e delle associazioni nei territori rimasti fuori dal primo giro: «Il nostro obiettivo» ha chiarito Morrione assieme a
Luca Pantaleo (Libera) e
Angelo Venti (Site.it), «è fare rete, mettere insieme esperienze tra loro collegate: cronisti, emittenti radio e tv, blogger e volontari che vogliano tenere accese le luci su un sistema che consente agli interessi criminali di espandersi». Per sostenere la richiesta di informazioni, lOsservatorio ha stipulato un accordo con le Teche Rai, che racchiudono uno sterminato archivio, mentre guarda con interesse allesperienza di Pandora Tv, lemittente indipendente che sta nascendo attorno a un gruppo di intellettuali e giornalisti.
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Maria Rosa Tomasello