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Criminalità, in Abruzzo 24 immobili confiscati


 PESCARA. Il segno che l’attenzione sul rischio di infiltrazioni mafiose deve restare alta è un elenco: la lista dei 24 immobili confiscati in Abruzzo (18 nel 2007), senza risparmiare nessuna provincia, sottratti ai proprietari e passati nelle mani dello Stato sulla base della legge Rognoni-La Torre.
  «In molti casi non sappiamo neppure come siano stati destinati: abbiamo chiesto di conoscere quale sia il loro utilizzo, stiamo aspettando di saperlo» ha detto Germana Aceto, referente a Pescara di Libera, l’associazione contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti.
 Di certo 24 è un numero privo di rilievo se paragonato alle cifre che riguardano la Sicilia (3.683), la Campania (1.237) o la Calabria (1.173), o anche a regioni come Lombardia (570) o Lazio (336). È significativo, invece, se raffrontato con quelle relative alle altre regioni del centro-sud: le Marche (1), il Molise (2), la Basilicata (11). L’isola felice non esiste più. L’aveva ricordato, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel gennaio scorso, il procuratore generale presso la Corte di Appello Bruno Paolo Amicarelli: «La mancanza di organizzazioni di stampo mafioso in Abruzzo, non rende il territorio immune da reati di criminalità organizzata» aveva detto. «L’Abruzzo è regione a rischio. Scorrerie, affari, crimini riconducibili alle organizzazioni criminali di stampo mafioso-camorristico delle regioni vicine, se non contingue, sono di tanto in tanto accertati dagli investigatori».
 L’appello a non abbassare la guardia è arrivato ieri durante il seminario promosso da Libera informazione, l’Osservatorio nazionale per la legalità e contro le mafie legato a Libera e diretto da Roberto Morrione: «Regioni come l’Abruzzo e l’Umbria sembrano lontane dalle vicende di criminalità organizzata, ma assistiamo all’avanzare di fenomeni preoccupanti, legati soprattutto al mattone, alla ristorazione, alla nascita di centri commerciali». Nelle tranquille e ricche città abruzzesi, cosche e famiglie investono il denaro illecito per «ripulirlo» attraverso attività immacolate. Almeno in apparenza. «La mafia» ha ricordato Morrione, «c’è ovunque ci sia accumulazione finanziaria e oggi, in una fase di recessione dell’economia, esiste un altro rischio concreto: se lo Stato non interviene a sostegno dei comparti in difficoltà, e questo non sta accadendo, molti ricorreranno ai prestiti a usura, come già accade pesantemente anche nel Pescarese. Il problema è che, dal dibattito sulla sicurezza, è rimasto fuori il pericolo di infiltrazioni».
 Per alzare il velo su un pericolo rimasto fino a oggi sottotraccia, Libera Informazione ha promosso incontri in dodici regioni italiane: undici nelle cinque «occupate» dalla mafia, il dodicesimo in Umbria, per poi ripartire dall’Abruzzo con un nuovo ciclo di incontri destinati ai rappresentanti della stampa e delle associazioni nei territori rimasti fuori dal primo giro: «Il nostro obiettivo» ha chiarito Morrione assieme a Luca Pantaleo (Libera) e Angelo Venti (Site.it), «è “fare rete”, mettere insieme esperienze tra loro collegate: cronisti, emittenti radio e tv, blogger e volontari che vogliano tenere accese le luci su un sistema che consente agli interessi criminali di espandersi». Per sostenere la richiesta di informazioni, l’Osservatorio ha stipulato un accordo con le Teche Rai, che racchiudono uno sterminato archivio, mentre guarda con interesse all’esperienza di Pandora Tv, l’emittente indipendente che sta nascendo attorno a un gruppo di intellettuali e giornalisti.
- Maria Rosa Tomasello