PENNE. Penne e Bussi rischiano di essere depennate, entro breve tempo, dalla lista dei Comuni appartenenti alla Comunità montana vestina. La Regione, nellottica del nuovo impegno programmatico istituzionale, per contenere anche con rigide manovre la spesa della politica, sta per attualizzare un nuovo regolamento per le Comunità montane.
La morfologia territoriale, anche in questo caso, sarà prioritaria per la decisione. Lobiettivo è di salvaguardare le piccole realtà di montagna, mentre un giro di vite sarà attuato per i centri collinari, non strettamente montani. Nellambito dei tagli, potrebbero rimanere escluse Penne e Bussi.
Una possibilità, ritenuta da molti, possibile e dai più critici, addirittura, auspicabile. «Sicuramente il rischio esiste», rivela lassessore della Comunità montana vestina,
Ennio Napoletano, «da oltre trentanni la città di Penne è parte integrante dellente di Palazzo Caracciolo ed è indubbio il valore espresso dalla componente pennese, in ogni fase programmatica, sia nel gruppo dirigente, che in sede di consiglio comunitario. Lente è economicamente non autosufficiente e quindi perennemente in attesa dei fondi derivanti dallo Stato e dalla Regione». «Oggi questa appartenenza e la nostra tradizione vengono messe a rischio» continua il dirigente «rifletteremo sulle decisioni che verranno prese a livello centrale. Intanto, lamministrazione comunale di Penne si è già attivata per rivendicare il suo ruolo e lo status comunitario nelle sedi opportune».
Le amministrazioni passerebbero così da 16 a 14, con una diminuzione dei consiglieri, nonché dei componenti della giunta. «Sono favorevole alluscita di Penne dalla Comunità montana», dice il segretario cittadino del circolo di An,
Camillo Savini, «in questi ultimi anni lente ha svolto un lavoro per molti versi positivo a livello sociale, ma è naturale che nellottica della razionalizzazione della spesa politica, effettuata a livello nazionale, le Comunità montane possano essere soppresse e sostituite magari da Consorzi montani locali, formati espressamente dai piccoli Comuni, dove i finanziamenti avrebbero corsie preferenziali. Questo per dare maggiore sicurezza ai pochi cittadini residenti».
«Non ricordo manovre oggettivamente lodevoli espletate dalla Comunità montana vestina nel corso dei decenni» conclude Savini, «soltanto in questultimo periodo lamministrazione attuale sta svolgendo delle manovre ricche di novità, ma il governo Berlusconi farebbe bene ad archiviare e chiudere queste realtà, aprendone magari di altri tipi, più moderne, più economiche, più tecniche e meno politicizzate».
Ercole DAlessandro