07 maggio 2008 —
pagina 23
sezione: Spettacolo
Dan Fante ha da poco concluso un tour in Italia con il gruppo degli Hollowblue. Innamorato dellAbruzzo, di Pescara e soprattutto di Torricella Peligna, Dan, che è a sua volta scrittore, ha rilasciato al Centro lintervista che segue.
Mr Fante, 25 anni fa, moriva suo padre. Divenne famoso per il grande pubblico solo dopo la sua morte. Che ruolo ha avuto larte di John nella sua carriera di scrittore (che è iniziata dopo la sua morte)?
«Lui era la mia ispirazione, la mia coscienza,il mio esempio, il mio cuore».
John Fante è un autore apprezzato dal pubblico e stimato dalla critica. Perché la sua arte è stata così sottovalutata quando era in vita?
«Per anni i suoi lavori non furono ristampati fino a quando Charles Bukowski non disse che era un grande scrittore. Grazie a Bukowski lui ora è considerato un classico».
Tralasciando «Ask the dust (Chiedi alla polvere)», il romanzo più famoso di suo padre, quale dei suoi libri lei apprezza di più?
«La raccolta di racconti dal titolo Dago Red».
Quali lavori di suo padre sono ancora da scoprire?
«Esclusivamente le sue sceneggiature».
Due anni fa Robert Towne ha finalmente realizzato «Ask the dust», il film che aveva promesso a suo padre di fare. Quali difficoltà ci sono nel tradurre i libri di suo padre in film?
«E una partita a dadi, qualche volta puoi vincere ma per la maggior parte delle volte perdi».
Perché molti progetti di pellicole da lavori di John Fante (Peter Falk era interessato alla trasposizione di «A ovest di Roma», Francis Ford Coppola voleva fare un film dalla «Confraternita delluva») non sono mai stati portati sul grande schermo?
«Fondamentalmente a causa della mancanza di finanziamenti. Ma un regista deve essere veramente molto bravo per tradurre le parole in un film».
Quanto lha influenzata la scrittura di suo padre?
«Lui era molto bravo nellironia e nella comicità. Io spero solo di diventare, un giorno, così bravo come era lui».
Quali sono i più bei ricordi di suo padre? E i peggiori?
«Lui adorava gli sport. I momenti più belli li abbiamo passati a giocare molto insieme. I momenti peggiori erano quando aveva bevuto troppo».
La prima volta che lei è venuto in Italia, nel settembre 1999, ha subito voluto vedere lAbruzzo e Torricella Peligna, il paese da cui partì suo nonno Nicola. Suo padre, così spiega il biografo Stephen Cooper, invece, venne a Torricella a fine anni Cinquanta ma vide un paese povero, con le donne tutte in lutto, bambini scalzi per strada, girò la macchina e andò via.
«Mio padre adorave le sue origini italiane. Lui amava Torricella Peligna. Forse aveva paura di distruggere quella memoria».
(pdv)