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Spaccio e siringhe, il rione si ribella al Sert

 LANCIANO. E’ stato come aprire il vaso di Pandora. A girare per via Del Mare all’indomani dell’accoltellamento avvenuto in pieno giorno davanti alla sede del Sert si scopre un mondo fatto di paura e di esasperazione. Non ce la fanno più i residenti e i commercianti di una della strade più trafficate e popolose della città. La vicinanza del centro per le tossicodipendenze li ha resi sospettosi e diffidenti: troppe brutte facce in giro, siringhe nei giardini dei palazzi e mille piccoli, grandi disagi che fanno di un quartiere considerato centrale un ghetto da evitare. Come il marciapiede che affianca il centro e che tutti aggirano. Intanto il manager della Asl Michele Caporossi ha chiesto un incontro urgente al prefetto Vincenzo Greco.
 Non si è visto nessuno davanti al Sert ieri mattina, all’ indomani dell’accoltellamento. Tapparelle abbassate e uno strano silenzio a regnare nel cortile. L’episodio di sangue ha avuto la sua eco e chi deve entrare per la somministrazione di metadone lo fa in fretta, senza dare nell’occhio. Ma l’effetto maggiore lo si vede tra passanti e residenti, tesi e spaventati. «Era una cosa che si temeva da tempo», commenta un’anziana che abita poco distante, «è un continuo via vai di persone in stato di alterazione. Litigano, fanno a botte: prima o poi doveva accadere».
 «Non sai come possono reagire», spiega una mamma, «ho vietato a mio figlio di 13 anni di passare di lì, soprattutto d’inverno. Sul marciapiede ci sono sempre gruppetti di tossicodipendenti: alcuni gridano, altri si allungano per terra, altri chiedono soldi».
 «E’ una situazione invivibile», commenta il titolare di un negozio all’ingrosso, «il nostro piazzale è diventato un luogo di spaccio e nonostante le ripetute lamentele alle forze dell’ordine e al Comune, nessuno viene a controllare. Avevo aperto un bar qui accanto, ma l’ho dovuto chiudere perché ci venivano a spacciare e spaventavano i clienti».
 Il piazzale a ridosso del Sert funge da parcheggio per l’esercizio commerciale e per gli uffici del giudice di pace e rimane aperto per buona parte della giornata. Lo spaccio avviene proprio lì, sotto gli occhi di tutti, in pieno giorno e a tutte le ore. Sotto la siepe che delimita il parcheggio ci sono bottiglie, cartacce e siringhe. Sempre. Il giardiniere ne trova a decine. Nessuno osa reagire e nessuno può farci nulla. «Molti utenti del Sert sono aggressivi», replica una signora, «perfino un poliziotto di quartiere non è riuscito a far spostare una delle loro auto e apostrofato in malo modo si è girato ed è andato via».
 «Ci vorrebbe una presenza fissa di qualcuno in divisa, una pattuglia, è una questione di ordine pubblico», lamentano nel laboratorio di analisi dall’altro lato della strada. Capita spesso di avere paura. Furti e auto manomesse. Venerdì, l’ultima scenata, stavolta con un risvolto tragico. «Abbiamo sentito urlare una studentessa che ha assistito all’aggressione», raccontano nel laboratorio.
 In strada si creano sempre ingorghi e doppie file. «Parcheggiano dove vogliono», dicono i residenti, «il Sert non può stare qui, è una zona centrale, trafficata e popolosa. Va spostato».
 «Il fatto è che il disagio si sposta col Sert», replica il sindaco Filippo Paolini, «ovunque crea tensione. Faccio appello alle forze dell’ordine, che tuttavia sorvegliano da tempo la zona, proprio perché considerata un luogo di spaccio».
Daria De Laurentiis