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E’ battaglia ad Atene per il Tibet

 ATENE. Malgrado le severissime misure di sicurezza in vigore nella capitale greca manifestanti a favore del Tibet sono riusciti a disturbare la consegna della fiamma olimpica dalle autorità elleniche a quelle cinesi, organizzatrici dei giochi estivi di Pechino 2008. All’ingresso dello stadio Panathinaikos, teatro nel 1896 della prima Olimpiade dell’era moderna e sede dell’odierna cerimonia, numerosi dimostranti hanno cercato di distendere uno striscione di protesta. La torcia olimpica, partita lunedì scorso dall’antica Olimpia, era giunta sabato ad Atene, dove ha trascorso la notte ardendo in un braciere sull’Acropoli. Senza precedenti il dispiegamento di forze di sicurezza e le misure preventive imposte per l’occasione dal governo greco.
 Ci sono anche almeno tre membri della setta Falun Gong tra la quindicina di manifestanti arrestati ad Atene dalla polizia greca all’esterno dello stadio.
 I seguaci della disciplina filosofico-religiosa, fuori legge in Cina ed esposti a una feroce persecuzione, facevano parte della folla assiepatasi all’esterno dell’impianto sportivo ateniese interamente in marmo per cercare di esprimere la loro denuncia contro la repressione anti-tibetana: «Tibet libero!», «Salvate il Tibet!», «Via la Cina dal Tibet!», erano alcuni degli slogan intonati dai dimostranti, che hanno altresì tentato di stendere uno striscione di protesta, subito bloccati dagli agenti in assetto anti-sommossa.
 Lunedì, alla partenza della staffetta con la torcia dall’antica Olimpia, erano finiti in custodia anche tre attivisti dell’organizzazione Reporter Senza Frontiere, che mentre Liu parlava avevano inalberato un cartello sul quale i cinque cerchi apparivano sostituiti da manette.
 «Ci hanno arrestati e portati al commissariato», ha confermato via telefonino cellulare uno dei contestatori, il militante di sinistra greco Kostas Tsolis.
 Anche in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, alcune decine di tibetani hanno partecipato a una manifestazione di protesta contro la Cina, nel corso della quale è stata accesa una fiaccola dell’indipendenza.
 Tensione alle stelle anche sul fronte diplomatico.
 Ha suscitato la veemente rezione della Cina la pur blanda presa di posizione sulla repressione in Tibet da parte dell’Unione Europea, i ministri degli Esteri dei cui Stati membri riuniti in Slovenia hanno lanciato un appello al regime della Repubblica Popolare per un «dialogo costruttivo» con i manifestanti tibetani, escludendo però qualsiasi ipotesi di sanzioni economiche e lo stesso boicottaggio della ceriminia d’apertura ai Giochi Olimpici Estivi di Pechino 2008, in programma ad agosto. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, ha infatti espresso il «forte malcontento» del suo governo rispetto all’atteggiamento assunto dai Ventisette. «Il Tibet è un affare completamente interno della Cina», ha tagliato corto Jiang, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. «Nessun Paese straniero o organizzazione internazionale ha il diritto d’interferire al riguardo».