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San Massimo, così muore l’ospedale

 PENNE. Ore 14, turno pomeridiano. Nel reparto di Medicina dell’ospedale San Massimo c’è una calma apparente. I 22 posti letto sono tutti occupati. Altri utenti, accompagnati dai familiari, chiedono di essere ricoverati. Per loro, però, non c’è un posto letto libero. Sono costretti a tornare a casa dopo avere aspettato nella sala di attesa. La Asl di Pescara, peraltro, in una circolare inviata mercoledì mattina, ha bloccato tutti i ricoveri programmati. In servizio, attualmente, ci sono solo due infermieri: devono accudire 22 ammalati, alcuni dei quali sono pazienti oncologici bisognosi di terapie particolari.
 Il medico? Non c’è, arriva solo per le urgenze. Si presenta così il reparto di Medicina del San Massimo, considerato il fiore all’occhiello del presidio ospedaliero pennese per le sue eccellenze e peculiarità specialistiche. Il corridoio è deserto, ci sono i dipendenti dell’impresa di pulizia che puliscono le stanze.
 La voce di una donna richiama la nostra attenzione: «Vede, i bagni non hanno la chiave e sono occupati da scatoloni (materiale sanitario, ndc): come facciamo?», si lamenta. Gli infermieri hanno da poco preso servizio. «Siamo in due e da soli non riusciamo a garantire l’assistenza ai ricoverati perché il lavoro qui è tanto», spiega uno di loro. Un ragazzo accompagnato da un infermerie del 118 entra nel reparto: torna dall’ospedale di Pescara dove si è sottoposto ad una gastroscopia. «Con il nuovo piano di riordino regionale», informa un operatore sanitario, «sono spariti dall’ospedale di Penne i servizi di ecodoppler, gastroscopia ed endoscopia, così siamo costretti a trasferire i pazienti a Pescara per sottoporli a questi esami specialistici». E pensare, che in passato, gli esami di ecodoppler consentivano alla Asl di Pescara di incassare 90mila euro ogni anno solo dagli utenti vestini. Senza dimenticare, che nel presidio pennese c’è anche l’unità operativa di Oncologia e senza esami di endoscopia è come avere una macchina senza ruote. Con la nuova pianta organica sono stati cancellati sulla carta, inoltre, i reparti di Pneomologia e Urologia. Il direttore sanitario del San Massimo, Valerio Cortesi, è in ferie. Nessuno ci riceve.
 Il reparto di Medicina, prima dei tagli, aveva una capacità di 35 posti letti, oggi è sceso a 20, più due riservati a nefrologia. «Qui ospitiamo utenti che hanno diverse tipologie di malattia, una sorta di collettore dell’ospedale», spiegano gli infermieri, «depotenziare questa struttura, in sostanza, significa non garantire più la continuità assistenziale e diagnostica ai malati che arrivano da ogni parte dell’area vestina». La stanza numero uno, in fondo al corridoio, nella divisione donne, prima dei tagli ospitava sei posti letto, oggi è diventata una sorta di magazzino: lì dentro c’è di tutto. Il personale ci avverte che manca anche la lavastoviglie nella cucina, i piatti sono lavati quotidianamente a mano, anche perché dal primo febbraio è stata chiusa la mensa per mancanza di personale (la circolare è stata firmata da Cortesi). Tuttavia, la Regione «in tempi brevi» ha inaugurato l’Utap di via Caselli, dimenticando però il San Massimo.
Gilberto Petrucci