martedì 09.02.2010 ore 19.37

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Riprende la fuga dei giovani dall'Alto vastese

 SCHIAVI D’ABRUZZO. I giovani dicono addio all’Alto vastese. Nell’ultimo anno la popolazione dei comuni montani è diminuita ancora a causa del riacutizzarsi del fenomeno dell’emigrazione, fenomeno che solo nel dopoguerra aveva assunto proporzioni così preoccupanti. Negli ultimi 14 anni la popolazione è calata di circa diecimila unità, duemila delle quali solo nel 2007.  Chiesa, enti locali e sindacati invitano la Regione a prendere atto del problema e a cercare rimedi. I dati raccolti dalla Caritas e dalla Comunità montana descrivono il fenomeno in forte ripresa. Il caso più “drammatico” è quello di San Giovanni Lipioni. Solo nell’ultimo anno il piccolo comune fondato dai Sanniti Pentri ha perso un terzo degli abitanti. Novantatre residenti su 271 hanno lasciato il paese.  Non vanno meglio le cose negli altri centri vicini. Schiavi d’Abruzzo - 1.730 abitanti- ha perso 425 residenti. Castiglione Messer Marino (2.127 residenti) conta 377 abitanti in meno.  Gli anziani non sono rimpiazzati dalle nascite. E la natalità è a livello zero. «Non possono nascere bambini perché i giovani vanno via subito dopo il diploma. Sono costretti a farlo, per motivi di studio o di lavoro. Che prospettive hanno se restano qui?», taglia corto Benito Grosso, sindacalista Cisl residente a San Giovanni Lipioni, «se mancano i giovani, però, mancano anche i matrimoni e quindi le nascite. Gli anziani muoiono e le loro case vengono chiuse per sempre», continua a descrivere il quadro il sindacalista, «è giunto il momento in cui Regione ed istituzioni tornino ad investire su questo comprensorio».  Anche gli amministratori non nascondono più di essere delusi e preoccupati per il futuro del comprensorio messo a dura prova dai nuovi flussi migratori.  Il consigliere comunale di Castelguidone Gabriele Di Paolo ha inviato un lungo, accorato appello al presidente della Regione Ottaviano Del Turco e a quello della Provincia, Tommaso Coletti, chiedendo aiuto per il Vastese montano. Lo stesso ha fatto don Alberto Conti, responsabile della Caritas Diocesana. «Basta indugi, occorre fare qualcosa di concreto e presto, o la montagna del Vastese morirà. Continuare a fare finta di nulla condanna l’entroterra ad una lenta, inesorabile agonia», commenta il sacerdote. «Il problema c’è ed è inutile negarlo»», spiega il consigliere provinciale Emilio Di Lizia che è stato tra l’altra sindaco proprio di Castiglione Messer Marino, «l’Ente si è attivato per arginare un male che ha origini lontane. Il primo passo sarà migliorare la viabilità. Subito dopo verranno avviati corsi scolastici biennali negli istituti superiori comprensivi per studenti fino a 16 anni».  «E’ poco», è la risposta unanime di un gruppo di studenti. Loro, venti giovani, vivono ogni giorno i problemi dell’Alto vastese perché sono condannati a viaggiare per un’ora-un’ora e mezza (quando va bene), in autobus per raggiungere all’alba le scuole di Vasto e San Salvo dalle piazze di Schiavi, Castiglione, Torrebruna e Celenza. Un viaggio nella carenza delle infrastrutture viarie e dei collegamenti. «Che senso ha restare se non ci sono prospettive di lavoro? Al di là delle promesse, che cosa si fa concretamente per avviare nuove iniziative turistiche? Quali e quante attività vengono affidate ai giovani? Adesso come adesso lasciare l’Alto vastese è tornata ad essere una necessità», insistono. Paola Calvano

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