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I soldi sono terminati, sospesi i lavori delle frane

 LANCIANO. I soldi per gli interventi delle frane sono finiti. Degli oltre 7 milioni di euro, stanziati cinque anni fa dall’amministrazione provinciale di allora, sono rimasti bruscolini, ovvero qualche centinaia di migliaia di euro. La notizia arriva dall’attuale presidente della Provincia, Tommaso Coletti (Pd), che ha convocato per venerdì una riunione con l’impresa e il direttore dei cantieri attualmente aperti e per ora sospesi. Già, perché se i soldi sono finiti, il problema dell’emergenza idrogeologica non è certo risolto. Emersa in tutta la sua gravità con l’alluvione del gennaio 2003, la fragilità dei costoni frentani si acuisce ad ogni pioggia e nuove emergenze vengono fuori. Una situazione sottolineata dallo stesso sindaco Filippo Paolini (Fi).
 Sono rimasti 4-500mila euro dal finanziamento del 2003 - girati dalla Regione -, che doveva servire a sanare una fascia di 7 chilometri da Santa Giusta a via Belvedere. Ma c’è ancora un lungo elenco di cantieri sospesi e di interventi da completare.
 Cantieri sospesi. L’ultima relazione stilata dal dirigente della Provincia, Carlo Cristini, riporta che da ottobre sono fermi i lavori a Santa Giusta e in via Per Frisa, nell’area del Diocleziano.
 Nella contrada gli interventi sono stati sospesi a causa del ristagno di acque che si verifica quando piove. Ci sono inoltre baracche da sgomberare sui terreni dove vanno eseguiti gli interventi.
 In via Per Frisa devono essere spostati i pozzi drenanti per evitare la chiusura al traffico della strada e consentire il riutilizzo delle acque raccolte a fini irrigui.
 Il Comune ha inoltre richiesto il prolungamento di un collettore idraulico e la sistemazione di una bretella che taglia il curvone della strada.
 Il piano-frane. Sono lavori che rientrano nei 27 interventi previsti dal piano anti-rischi predisposto dopo il nubifragio del gennaio 2003, che causò danni per 20 milioni di euro e a causa dei quali furono sgomberati 150 residenti del centro storico.
 Per la prima volta la città faceva i conti con la fragilità del terreno su cui poggiava, dovuta, sì, a caratteristiche naturali ma anche all’intervento dell’uomo.
 La Provincia mise allora a disposizione 7 milioni 230mila euro per sanare il fronte dell’emergenza che correva per 7 chilometri - 600 ettari di terreno - da Santa Giusta allo stadio, passando per Olmo di Riccio, via Panoramica, via Per Frisa, l’area del Ponte Diocleziano, Sant’Egidio e via Belvedere.
 I lavori di messa in sicurezza dei costoni sono iniziati in ritardo, tra il 2004 e il 2005. Il tempo stimato per completarli è di 4-5 anni.
 Soldi e nuove emergenze. Oggi c’è ancora tanto da fare: dal 2003 nuove aree sono diventate a rischio, soprattutto in periferia. Eppure i soldi stanno finendo.
 «Dopo tutti questi anni lo stato delle frane non è buono», rimarca il sindaco Paolini, «l’ufficio tecnico ha verificato situazioni che rischiano di acuirsi ad ogni forte pioggia. Ma per questi interventi servono soldi: a fronte di 20 milioni di danni per l’alluvione del 2003, la Regione ci ha dato solo 500mila euro. Dalla Protezione civile abbiamo avuto 50mila euro per Santa Maria dei Mesi, quando solo a Sant’Amato serve 1 milione 50mila euro. Il Comune può occuparsi di piccoli interventi, ci accolleremo anche il monitoraggio continuo delle aree. Ma da qualcuno il grosso dei finanziamenti deve arrivare».
 Summit in Provincia. Le rimostranze sono state girate alla Provincia. «Ho convocato per venerdì l’impresa e il direttore dei lavori, Bruno Bianco», fa sapere il presidente Tommaso Coletti, «per completare i lavori sarà necessaria una perizia di variante che sarà poi inoltrata alla Regione, competente per le frane. Lo scopo», confida il presidente della Provincia, «è di ottenere un ulteriore finanziamento».
Stefania Sorge