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Bancarotta ex Delverde, indagini concluse


 CHIETI. Secondo la procura di Chieti i responsabili del crac dell’ex pastificio Delverde sono gli ex amministratori Pietro Falco Rotunno e Francesco Tamma che dissiparono i beni della società e di fronte alla crisi non fecero nulla per salvarla. La pm Rosangela Di Stefano ha chiuso l’inchiesta per bancarotta fraudolenta dopo la rogatoria in America, affidata alla finanza e al curatore fallimentare che una decina di giorni fa sono andati a sentire l’ex direttore commerciale della Italverde trading Inc nel New Jersey.
 Gli investigatori sono stati anche nella procura nello stato di New York per sapere se vi è traccia dei movimenti bancari della americana Italverde trading Inc. Il direttore commerciale della affiliata statunitense intanto ha detto che la pasta che arrivava da Fara San Martino veniva regolarmene venduta e pagata ma non ha saputo rispondere alla domanda che fine avessero fatto quei soldi, se mai fossero arrivati in Italia, perché, coordinatore solo dei movimenti commerciali della Italverde, non aveva competenze per le questioni finanziarie. Dai bilanci risulta che la Italverde dal 2000 aveva contratto con la Delverde circa 13 milioni di debiti. E gli amministratori del pastificio farese, di fronte a questa enorme massa di crediti, continuavano a inviare merce negli States. Le risposte ai quesiti bancari, invece, dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. Gli investigatori già presumono che non verrà trovato neanche un dollaro. La sostituto procuratore Di Stefano, comunque, avendo un quadro già chiaro sul dissesto della ex gestione del pastificio ha fatto partire gli avvisi di conclusione delle indagini per bancarotta fraudolenta. Una indagine-madre quella di Chieti dalla quale scaturiscono la vastese in proroga) e quella pescarese (in atto), sullo scandalo Fira, la finanziaria regionale che al momento del crac Delverde era guidata dal teatino Giancarlo Masciarelli. Tra i vari affari, finiti nel mirino dei magistrati pescaresi, della Fira di Masciarelli c’era anche la Delverde. Ma la bancarotta fraudolenta della ex spa, secondo gli inquirenti di Chieti, è da imputare esclusivamente a Rotunno, ex direttore generale e amministratore delegato della società, all’ex consigliere Tamma e a un altro ex consigliere, commercialista di Chieti deceduto. Amministratori, quando il tribunale di Chieti ha dichiarato il fallimento della ex Delverde. A ricostruire i fatti sono stati il consulente tecnico della procura Vittorio Augeri di Roma, le fiamme gialle, tra le quali spicca il lavoro del maresciallo Lucio D’Andrea e il curatore fallimentare Lucio Raimondi, che prima del fallimento, in regime di concordato preventivo, amministrò provvisoriamente il pastificio.
 I milioni che sarebbero stati dissipati dagli ex amministratori del pastificio di Fara sarebbero 20, il passivo della ex società ammonterebbe invece a 60 milioni di euro per un crac di 30 milioni. Investigatori e inquirenti teatini fanno risalire le difficoltà finanziarie della ex Delverde già dal 2000. L’azienda produceva, vendeva ma i conti erano in rosso fino ad arrivare alla decozione nel 2004.
 Oltre all’americana, l’altra società coinvolta è la controllata «Pietro Rotunno srl» che doveva produrre acqua minerale, un progetto mai partito, alla quale la ex Delverde, nel 2002, aveva concesso un finanziamento di 2 milioni di euro, spogliandosi in suo favore anche di un immobile di pari valore.
 I soldi della Rotunno srl, secondo gli inquirenti, attraverso una fiduciaria lussemburghese arrivarono nelle tasche dei soci attualmente indagati. Rotunno nel 2003 venne messo in minoranza e si dimise. Nel 2004 da fornitori e banche erano state già avviate le procedure esecutive contro la ex Delverde. Ai vecchi protagonisti a questo punto se ne aggiunsero altri ed è qui che si inserisce l’inchiesta vastese. L’azienda era già in cottura quando arrivarono Masciarelli e company. L’ex presidente della Fira, in cambio di un programma di rilancio, avrebbe convinto (ma la procura vastese parla di ricatto), Francesco Tamma a cedere il 58 per cento delle azioni alla Abruzzo alimenti, società della Gesav, controllata a sua volta per il 57 per cento da Masciarelli e dall’imprenditore Marco Picciotti. In seguito le azioni sarebbero state svalutate ma solo per non pagarle.
- Katia Giammaria