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«Revocare il porto d’armi ai bracconieri»

 POPOLI. Cinque bracconieri fermati dagli agenti del Corpo Forestale sono stati denunciati per esercizio abusivo della caccia, in base all’articolo 30 della legge 157/92, e ora rischiano di perdere la licenza di caccia e la revoca del porto d’armi. La Forestale di Popoli ha concluso le indagini condotte insieme al comando provinciale di Pescara diretto da Guido Conti.
 Nella giornata di ieri il comando provinciale ha trasmesso i rapporti definitivi sul caso alla Questura di Pescara, deputata a valutare la sospensione o il ritiro della licenza e la conferma del porto d’armi.
 I cinque amici - di cui due di Spoltore, uno di Pescara, uno di Scafa e uno di Montesilvano - furono sorpresi lungo una strada in territorio di Popoli, da una pattuglia del comando forestale locale in perlustrazione, a scambiarsi la carcassa di un cinghiale di grosse dimensioni, già scuoiata e tagliata a pezzi. Era il 16 settembre, quando la caccia era ancora chiusa.
 Alle contestazioni degli agenti, i cinque uomini si giustificarono dicendo che l’animale non era stato ucciso da loro, ma cacciato ed ammazzato dai cani. In quel periodo infatti era vietata la caccia, ma era consentito l’addestramento dei cani. Per verificare la veridicità di queste dichiarazioni, i pezzi di animale furono sottoposti ad analisi da parte di un ufficiale veterinario del Corpo Forestale, che però pochi giorni dopo escluse che il selvatico era morto per aggressione da parte dei cani da caccia. Inoltre con la consulenza di un sottufficiale del Corpo furono rintracciati sul corpo del cinghiale i fori di entrata dei poiettili esplosi che lo colpirono.
A fronte di queste prove inconfutabili i detentori dell’animale furono denunciati all’autorità giudiziaria per bracconaggio.
I cinque amici avrebbero fatto uso dunque delle armi da caccia in un periodo durante il quale la pratica sportiva non era consentita.
 Ma il porto d’armi consente di uscire con armi da caccia soltanto nel periodo di caccia aperta, e non sono ammesse deroghe.
 Ora sarà la Questura di Pescara a valutare la posizione dei cinque uomini relativamente alla loro licenza di caccia ed al loro porto d’armi. Spetterà invece al magistrato il giudizio sulle responsabilità penali e civili del caso.
Walter Teti