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Depuratore, cattivi odori e proteste

 MARTINSICURO. Gli odori nauseabondi provenienti dalla zona del depuratore di Martinsicuro continuano a farsi sentire e la vicenda, che ha caratterizzato buona parte della stagione estiva, viene segnalata alla magistratura. Alcuni proprietari di case in via Marconi, nella zona nord di Martinsicuro, hanno inviato una lettera alla procura della Repubblica di Teramo.
 Nell’esposto viene chiesto un intervento per stabilire le cause degli olezzi che, da settimane, rendono l’aria irrespirabile, almeno in alcune ore del giorno.
 «Per fronteggiare i cattivi odori», si legge nella lettera, «siamo stati costretti costantemente, nonostante l’afa estiva, a chiuderci in casa. Aver adottato questi accorgimenti, però, non ha evitato che le nostre abitazioni si impregnassero di un tanfo insopportabile. In alcune occasioni siamo stati costretti ad allontanarci dalle nostre abitazioni per trovare conforto in zone in cui l’aria era respirabile».
 Il problema non è nuovo, visto che già nel mese di agosto una folta delegazione di turisti e residenti, proprietari di case in via Marconi e in alcune zone circostanti, avevano illustrato la questione in Comune. Per alcuni giorni i cattivi odori si sono arrestati, per poi però propagarsi di nuovo nell’ambiente. Dalle verifiche effettuate, è emerso che gli scarichi in mare non presentano irregolarità di sorta e dunque sia il fiume che il mare sono salvaguardati da rischi di inquinamento.
 Il problema riguarda gli odori nauseabondi che si diffondono nell’aria. Secondo alcune indiscrezioni, sembra che la puzza sia soprattutto frutto del processo di ossigenazione dei fanghi di depurazione, che avviene in alcune vasche poste proprio a ridosso delle abitazioni.
 In un primo momento si era pesato che i cattivi odori provenissero dal depuratore di Porto d’Ascoli ma alcuni turisti hanno verificato di persona che i cattivi odori provengono tutti dall’impianto della zona Tronto.
 «Vorremmo sapere se le esalazioni così frequenti», si legge ancora nella nota inviata in procura, «siano nocive alla salute e all’ambiente e se esiste una normativa che fissa la distanza minima tra le abitazioni e le vasche in cui si accumulano i fanghi della depurazione». (l.z.)