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SE IL PD AGITA LE ISTITUZIONI


”Non facciamoci del male”. Lui se ne intende e, se lo dice, vuol dire che il pericolo è reale. Parole di Massimo D’Alema, premuroso”fratello maggiore” di Walter Veltroni e”zio” di Dario Franceschini. Partito democratico, il”partito nuovo” non è ancora nato ma è già fonte di preoccupazioni. In attesa delle primarie, il prossimo 14 ottobre, con l’auspicata partecipazione di massa del popolo di centrosinistra, il farsi del male è argomento ricorrente. A Roma e lungo tutto lo Stivale. L’Abruzzo addirittura rischia uno shock anafilattico. La corsa alla segreteria regionale ha portato alla luce del sole infatti le tensioni tra Ottaviano Del Turco e Luciano D’Alfonso, malamente celate negli ultimi tre anni.
 L’emergente D’Alfonso, cui sta stretto il ruolo di sindaco di Pescara, punta all’incarico di partito. Progetto giudicato atto ostile alla sua giunta dal navigato Del Turco che proprio ieri s’è guadagnato il ruolo di socio fondatore del Pd traghettandovi un bel po’ di socialisti”storici” radunati a Napoli da tutt’Italia. Entrambi sono pronti alla prova di forza, fino a scaricare sulle istituzioni le conseguenze dello scontro. Il presidente ha fatto sapere a tutti che è pronto a dimettersi aprendo alla Regione una crisi al buio, senza precedenti. Proprio lui che ha sostenuto in un recente passato, giustamente, che non si possono scaricare sui cittadini le tensioni interne ai partiti. Il sindaco invece tace sul suo secondo mandato: tra sei mesi si ricandida oppure no? Nell’uno o nell’altro caso si pongono svariati problemi: riuscirà a reggere D’Alfonso il doppio gravoso incarico; ma se rinuncia a fare il sindaco, è giusto lasciare a metà il lavoro intrapreso?
 C’è un effetto paradossale in tutto ciò. Il Partito democratico nasce con l’intenzione di dare stabilità al centrosinistra lì dove governa semplificando la scena politica frammentata in troppi partiti e partitini. Clamoroso se in Abruzzo la gestazione della nuova formazione dovesse far abortire le due esperienze più significative finora realizzate.
 Tocca in queste ore alla seconda carica dello Stato assumersi il peso della complessità della situazione. Franco Marini, proprio per il suo ruolo, ha evitato di schierarsi apertamente, anche se nei discorsi ufficiali non ha mancato di dare indicazioni sul significato innovativo del partito nuovo. Se è così, se il Pd può avere un senso, se può sperare di riavvicinare alla politica cittadini sempre più disillusi dalle nomenklature di apparato, perché non affidarsi pienamente al”popolo delle primarie”: siano gli elettori di area a scegliere a chi affidare la guida del Pd, senza imbrigliarli in accordi precostituiti di vertice. Con la consapevolezza che si sta scegliendo soltanto il segretario di un partito. Le elezioni vere, quelle per il Comune di Pescara e la Regione, verranno a tempo debito; gli abruzzesi sapranno ricordare e valutare. E’ il bello della democrazia, senza farsi inutilmente del male.
- Luigi Vicinanza