03 settembre 2007 —
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sezione: Avezzano
PACENTRO. Lino Rubino, 22 anni, è il vincitore della «Corsa degli zingari» di Pacentro, la massacrante competizione che si svolge a piedi scalzi tra i sentieri nei dintorni della cittadina peligna. Per Lino Rubino è stata la prima vittoria, ma la gara di ieri segna anche una sorta di cambio della guardia perché negli ultimi dieci anni avevano vinto solo tre persone. Secondo posto per Simone Tollis mentre terzo si è classificato Massimo Saccoccia, che aveva già vinto nel 2001 e nel 2002. Questo è lunico dei tre vincitori (gli altri due sono Davide Garofalo ed Enzo Battaini) degli ultimi anni che ha partecipato alla gara. Alla corsa di ieri hanno partecipato 25 concorrenti. Il più giovane 14 anni, Francesco Restaino, e il più vecchio, 40 anni, Tonino De Berardinis. Grandissimo pubblico, da tutto lAbruzzo e molti, come al solito, i pacentrani tornati dallestero o da altre regioni dItalia.
Quella della «Corsa degli zingari» di Pacentro è una storia millenaria. In epoca pagana cerano i riti propiziatori in onore del dio fauno, riti cruenti. La tradizione fu ripresa in epoca cristiana, nella quale la devozione per la Madonna di Loreto (si ritiene, infatti, che la santa casa, nel suo viaggio verso Loreto Marche, trasportata dagli angeli, si posasse per un attimo, sulla sommità di colle Ardingo, alla periferia di Pacentro) si mescola a forti contenuti simbolici. Zingaro («zingareun», nel dialetto pacentrano) vuole dire «colui che veste in abiti sdruciti».
Nel giorno della corsa, tutti i più poveri e diseredati del paese si presentavano, a piedi nudi, sulla linea di partenza, anche allora collocata ai piedi della Pietra Spaccata di colle Ardingo. In palio, al termine della dura competizione, cera la promozione sociale, la considerazione della società che conta, il diventare adulti. Al vincitore, infatti, andava come premio un vestito nuovo confezionato dal miglior sarto del paese. Aver conseguito il successo sul campo, anche a costo di indicibili sofferenze fisiche, voleva dire il diritto a mettere su famiglia, staccandosi dalla propria condizione originaria di diseredato e reietto della società.
Le caratteristiche originarie, adattate ai tempi, restano in piedi anche oggi e costituiscono lessenza del fascino particolare della corsa. Resta laspetto devozionale, per cui la manifestazione coincide con la festa in onore della Madonna di Loreto. Resta lobbligo di correre a piedi nudi, con ferite vere che segnano per mesi chi ha deciso di prendervi parte. Resta il bando per tutti i concorrenti non pacentrani, per cui il confronto si svolge tra giovani del paese. Resta lammirazione che circonda il vincitore, espressa simbolicamente dalla sfilata per le vie del paese, dopo la corsa, sulle spalle dei sostenitori, tra due ali di folla plaudente. Oggi, tuttavia, la «Corsa degli zingari» rappresenta anche una delle attrattive turistiche più suggestive della valle Peligna. Terra dove il circuito delle manifestazioni misterico-religiose raccoglie, ogni anno, decine di migliaia di curiosi provenienti da tutta Italia, ma anche dallestero.
Pasquale DAlberto