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La montagna dei reali e dei vip


L’orgoglio di non aver mollato mai. Guerre e distruzione, cambiamenti epocali e emigrazione non hanno piegato la gente che vive sull’Altopiano delle Cinque miglia. E non la piegherà la nuova crisi che attanaglia il turismo montano: borghi verdi come Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo lo hanno inventato, ne sono stati i pionieri e hanno le carte in regola per un nuovo riscatto.
 E’ ai reali di Savoia che Roccaraso deve la sua ascesa e fors’anche il suo momento più buio: la preferenza assoluta che i regnanti e poi la nobiltà dedicavano al paese all’alba del secolo scorso determinò una toponomastica che rendeva omaggio alla monarchia, discendenza e ascendenza. E c’è chi ritiene, come Ugo Del Castello, cultore della storia locale su cui ha scritto diversi appassionati volumi, che anche questo motivò la scelta sprezzante e punitiva dei tedeschi ormai sconfitti di minare nel 1943 ogni via del paese, sventrandolo.
 Il fischio di un treno annunciò la rinascita: era il 1946 quando sbuffando tornò il trenino delle 0,40, come lo chiamavano già prima della guerra, perché a quell’ora partiva da Napoli per arrivare a Roccaraso alle 10 pieno di «skiatori». D’altra parte la nobiltà partenopea, dai Pignatelli ai Caracciolo, aveva presto seguito le orme «sulla neve» della regina Elena di Montenegro e del consorte re Vittorio Emanuele III, che nel 1906 fecero la prima apparizione nel borgo, dando origine a una frequentazione assidua delle figlie Jolanda e Mafalda, e soprattutto del giovane Umberto, il Re di Maggio.
 Lo sci alpino pare debba a Roccaraso la sua trasformazione agonistica: la 3-tre - slalom speciale, gigante e discesa libera - è nata qui: il 28 febbraio 1910 la notizia della gara occupava metà prima pagina de Il Giornale d’Italia, con cronaca del principe Luigi Pignatelli. Su questi pendii conquistò il titolo nel primo Campionato di sci alpino femminile, nel 1931, Paola Wiesinger. E sempre qui ebbe origine il Salto dal trampolino, cominciato prima della guerra, con campionati internazionale, l’ultimo, intitolato allo storico operatore turistico Gregorio Cipriani alla fine degli anni ’50 vinto dall’olimpionico Giacomo Aimoni.
 La monarchia e la nobiltà sono state spazzate via dalla storia, ma anche la Repubblica, con i suoi esponenti più alti, ha guardato con simpatia a Roccaraso. Sarà anche perché napoletano, come la gran parte dei villeggianti di ieri e oggi, ma Giovanni Leone ha voluto comprare casa qui, mentre l’affittava Giulio Andreotti. A loro e a politici abruzzesi come Giuseppe Spataro, Lorenzo Natali, Remo Gaspari si devono essenziali infrastrutture del paese, ricorda il sindaco Armando Cipriani. Accanto a vecchie duchesse e vetusti gentiluomini ci sono oggi moltissimi giovani imprenditori, sempre più con famiglia, che apprezzano quel che Roccaraso sa offrire d’estate tra aria fresca e paesaggi straordinari, nuovi sport come il nording walking, con Mauro Gregori che organizza passeggiate per tutte le forze, ottimo cibo, spazi attrezzati per bambini. Un turismo «che resta d’elite», spiega il sindaco, «anche se tempi di soggiorno ed esigenze sono cambiati».
 Rivisindoli è l’altra meta su cui sbuca la piana delle Cinque miglia che da sempre attrae vip e alta borghesia napoletana, soprattutto, e romana. A preferire questo centro, almeno fino a qualche annetto fa, sono stati personaggi dello spettacolo e dello sport che hanno dato al luogo una connotazione frizzante. «Qui ne sono passati tanti e sono diventati amici», racconta Giocondo Gasbarro, ristoratore da trenta anni. «Quando si siedono a tavola sono tutti uguali: vogliono mangiare bene. Di certo Lino Banfi è una buona forchetta: quando veniva qui, perchè aveva casa, apprezzava tutto purchè bagnato con Montepulciano rigorosamente fresco. Luciano Caucci si voleva comprare il mio locale. Teo Mammuccheri veniva ai tempi di “Libero” e tutti gli chiedevano di fare qualche scherzo dei suoi. Mi ricordo la risata di Lello Arena, la frenesia di Vittorio Sgarbi, che faceva impazzire le guardie del corpo. Una volta è venuto anche il duca Amedeo d’Aosta, ma non l’avevo riconosciuto».
 La gastronomia ad alti livelli caratterizza Rivisondoli. Il giovane chef Niko Romito con la sorella Cristiana hanno conquistato quest’anno la prima stella Michelin d’Abruzzo per il loro «Reale». Il locale, sorto dov’era la pasticceria del padre Antonio, fra tre anni lascerà il borgo alla volta del convento Casadonna (1580), a Castel di Sangro, dove «oltre al ristorante», rivela, «ci sarà una scuola di alta cucina».
 Massimo D’Alema era diventato uno del posto, e tra i politici anche i rivali nella corsa a sindaco di Napoli Italo Bocchino e Antonio Bassolino correvano «il rischio» di incontrarsi in paese d’estate. Ora Tosca D’Aquino è rimasta l’ospite più affezionata, ma altri volti noti non se ne vedono spesso. «Vogliamo che i vip tornino nel nostro paese e lavoriamo in questa direzione», dice il sindaco Roberto Ciampaglia.
 Pescocostanzo ha fatto una scelta precisa da un pugno di anni: il sindaco Pasqualino Del Cimmuto la chiama la «politica dei fiori», dai balconi colmi di gerani che costellano ogni casa, segno di una partecipazione sentita di tutti gli abitanti nel crescere turisticamente scegliendo «qualità e gentilezza».
 Lanciata nell’Olimpo dei Borghi più belli d’Italia, Pesco accoglie un turismo un po’ snob, privilegiando la cultura: così, camminando tra botteghe in cui tradizioni artigianali, dal ricamo all’arte orafa, trovano nuova forma e vita, il villeggiante può incontrare poeti come Mario Luzi, Evghen Evtushenko, Moira Egan o lo scrittore Luìs Sepulveda, invitati a leggere brani nelle manifestazioni serali, a parlare di arte e letteratura con «professionisti che amano la quiete, l’anonimato, il riposo, l’aspetto relazionale della vacanza», dice il sindaco. Insomma venire tra i monti dell’Abruzzo per guardare gli altri, la natura dolcemente bella, e dentro di sé.
- Lalla D’Ignazio