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Le suore di clausura nel libro di Espedita Fisher

 Sergio Zavoli curò decenni fa un documentario rimasto tra gli annali della televisione italiana, «Clausura», un viaggio discreto, ma nello stesso tempo intriso di mistero e curiosità nel mondo delle suore di clausura, la cui scelta apparentemente rinunciataria e di fuga, rappresenta sicuramente ancora oggi una delle alternative più drastiche alla civiltà dell’immagine e dell’apparenza. Si intitola proprio «Clausura» (Castelvecchi, 16 euro, 260 pagine) una raccolta di brevi biografie di suore di clausura curate da Espedita Fisher che ha chiesto non a caso a Zavoli di scrivere la prefazione. E Zavoli, di rimando, inizia la sua prefazione proprio con una lettera della Fisher che gli confessa di essersi ispirata alla sua opera televisiva, e di considerare il proprio lavoro un albero che prende vita dal seme di Zavoli.
 Ciò che rende il libro è che esso riesce a dare testimonianza dei cambiamenti avvenuti nel mondo della clausura dal lontano documentario di Zavoli, anni in cui Internet e altre innovazioni tecnologiche hanno finito per modificare la vita di tutti, anche delle suore di clausura.
 In effetti oggi molte giovani novizie navigano in rete, discutono di problemi legati alla società, si interessano dei giornali, anche se nella sostanza però il loro ruolo non è cambiato: «Donare integralmente il proprio tempo e la propria anima a Dio». E il libro della Fisher getta una luce sul rapporto tra il mondo monacale e i mass media, cercando di rappresentare il significato che ancora oggi la vita spirituale in generale e in particolare quella della clausura assume all’interno della società di massa.
 Il libro in fondo non è altro che una serie di piccole autobiografie dedicate a tante suore di clausura, e tra queste vi è Alessia, domenicana, un suora di origine abruzzese che racconta soprattutto le sensazioni che la spinsero, appena laureata, a sposare la causa delle domenicane e a darsi poi alla clausura. «Avevo conosciuto», racconta suor Alessia, «alcune suore missionarie, attraverso il loro passaggio silenzioso sulle strade di Roma, e fu durante il volontariato in una delle loro opere che conobbi un frate predicatore. Mi parlò del carisma domenicano e di questo monastero di clausura». Il monastero è quello in cui Alessia si rifugiò per ben due anni prima di dare le dimissioni dal suo impiego e consegnare definitivamente e completamente la sua anima al Signore. Poi ci sono le altre testimonianze, in cui le suore raccontano la loro vita, di come magari amarono un uomo prima di entrare in clausura, oppure di come l’amore trovi altri passaggi, altre mete. Ne viene fuori più che l’idea di una fuga dal mondo, quella di un’esaltazione unica della vita, comprovata anche dalle citazioni che sono poste all’inizio delle narrazioni, non solo frasi di santi o padri della chiesa, ma anche di Dalla, Simon e Garfunkel e Fabio Volo.
Marco Tabellione