MILANO. Da lontano vedi soltanto una macchiolina rosa che si agita sul podio del Giro dItalia, ti avvicini e scopri di avere a che fare con un ragazzo nato 31 anni fa a Spoltore e diventato campione innanzitutto grazie alle cure di mamma Maria e papà Alfredo, poi in virtù di una classe innata, esplosa in tutto il suo splendore in questo Giro dItalia. Quando Danilo aveva 8 anni erano loro due, Maria e Alfredo, a caricare la bici sulla macchina e permettere al loro gioiellino di partecipare alle corse vicino casa. La storia racconta della prima vittoria baby conquistata a Picciano. Sono passati 23 anni e, adesso, mamma e papà te li ritrovi sotto il palco, in corso Venezia a Milano, che regalano lacrime di gioia, piangono come piangeva il loro bambino quando vinceva nella categoria giovanissimi. Il Giro dItalia di Di Luca è un film emozionante, mai banale, tante puntate interessanti, insomma un capolavoro tutto da rivivere.
La crono di Garibaldi. Si comincia con la cronometro a squadre, a La Maddalena, in Sardegna, e subito Di Luca dimostra di avere dei numeri speciali, un qualcosa in più degli altri. A chi potrebbe mai balzare in mente di urlare unimprecazione poco amichevole a un suo compagno di squadra (Gasparotto) sul traguardo perché non lo lascia passare per primo e indossare, di conseguenza, la maglia rosa? A nessuno, ti viene da rispondere. E invece no, Danilo impreca, bestemmia in diretta tv, viene ripreso da mille telecamere e quellespressione diventa un cult nella prima parte della corsa. Sia chiaro, niente di grave, a bocce ferme avviene il chiarimento e la Liquigas - questa squadra che tappezza di verde la corsa con i suoi gadget ed esibisce, oltre a un capitano vincente, anche delle giovani hostess mozzafiato - si erge subito sulla vetta della classifica.
La prima rosa a Bosa. Passa una sola notte e Di Luca si prende quella maglia rosa che garantisce due baci dalle miss e i riflettori puntati addosso. Nella difficile volata di Bosa, dove si registra anche una terribile caduta, al capitano Liquigas basta il dodicesimo posto per balzare al comando.
Ecco Gasparotto. Ma il Giro in Sardegna sembra un rompicapo e allora ecco che Gasparotto torna leader in virtù del gioco dei piazzamenti. Stavolta Di Luca non sarrabbia, capisce che la corsa si vince con intelligenza, lasciando, quando è possibile, qualche fetta di gloria ai compagni.
La tregua. Nella giornata di riposo in casa Liquigas si respira il clima delle grandi imprese: si ride e si scherza, lo spot migliore per far capire alla concorrenza che sotto quelle maglie verdi cè un blocco unico, uno per tutti e tutti per Danilo.
Primo a Montevergine. Al rientro sulla terra ferma Di Luca firma la prima vera impresa, sulla salita di Montevergine di Mercogliano: fa sua la tappa e pone in maniera autorevole la candidatura alla vittoria. Mette in riga Riccò e Cunego, e qui dimostra di avere una tempra dacciaio rialzandosi prontamente dopo una caduta che coinvolge anche Bettini e lamico Gasparotto. Il vero Giro inizia in Irpinia, Simoni comincia a capire che sarà dura scalzare questo biondino chiamato «killer».
Il ribaltone. Il Giro fa scalo a Spoleto e qui avviene il ribaltone in classifica, tappa a Laverde e maglia rosa a Marco Pinotti, uno che corre con la laurea di ingegnere in tasca ma che non ha velleità di vittoria finale. Infatti Di Luca resta sereno, sfodera il sorriso dei giorni migliori nonostante scivoli al terzo posto e dà appuntamento alle prossime asperità.
Larca di Noè. E alla decima giornata di battaglia, secondo arrivo in salita, unaltra azione di forza della Liquigas; il successo è di Piepoli, scudiero di Simoni alla Saunier, in rosa però balza Andrea Noè, detto «Brontolo», gregario di Di Luca.
Pinerolo, che strike! Questo sarà ricordato anche come il Giro delle cadute. Infatti, venti metri prima del traguardo a Pinerolo vanno giù in venti, un paio in ospedale e polemiche a non finire.
Oltralpe. Lo sconfinamento in Francia serve a Danilo Di Luca per ribadire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che è un campione internazionale. Si aggiudica la 12ª tappa e ribadisce, anche con i numeri, di essere il padrone del Giro. Indossa la maglia rosa e non la mollerà più fino a Milano. A Briancon cè stata la svolta, latteso segnale di forza che spaventa i rivali e fa sognare i tifosi abruzzesi. A Spoltore incrociano le dita, ma il fan club comincia a organizzarsi per non farsi trovare spiazzato in occasione della festa finale.
A Oropa. Un momento delicato è rappresentato dalla cronoscalata al santuario di Oropa, ma il miracolo tanto invocato dagli avversari non avviene. Anzi, il «gioiellino» di mamma Maria e papà Alfredo mette altri secondi tra sé e i rivali, da Cunego a Schleck e Simoni. Si respira aria di trionfo nello staff Liquigas, mentre in casa Di Luca i fratelli Aldo e Massimo mettono già lo champagne in frigo ma senza dirlo a nessuno. Dovesse portare sfiga, sussurrano, ma in cuor loro sanno benissimo che il fratellone non li tradirà.
Le Tre Cime. E infatti, sulle Tre Cime di Lavaredo, Di Luca si difende bene, anzi va meglio di Simoni e Cunego, e resta saldamente il principe di una competizione che diventa entusiasmante. La gloria di giornata è di Riccò, giovane modenese molto promettente ma che non ha ancora la stoffa per insidiare il capitano della Liquigas. Da lì in poi è un festival del sorriso per Danilo. Non ce nè più per nessuno.
In Austria. Il secondo blitz oltreconfine, stavolta in Austria, regala il successo a Garzelli ma per la classifica che conta non cambia granché.
Il mostro-Zoncolan. Sullo Zoncolan, il 30 maggio, cè la firma di Gilberto Simoni, il vecchio campione che si rende conto che il primato è inattaccabile e allora va a caccia della gloria di giornata. Di Luca vince il suo primo Giro dItalia su questa tremenda salita.
Lultima fatica. Resterebbe linsidia della cronometro di Verona, il penultimo giorno di gara, ma quei 43 chilometri sono una cavalcata trionfale per labruzzese. Mai lalbo doro della corsa rosa aveva ospitato un vincitore al di sotto della Toscana. Cè riuscito lui, Danilo, campione vero, uno che digerisce senza alcun nervosismo anche un controllo antidoping a sorpresa che lo manda a nanna poco prima di mezzanotte. Ma tantè, questo è il suo Giro, anzi è il suo anno. Manca il mondiale di Stoccarda, a settembre. Danilo, che ne dici, ci facciamo un pensierino?
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dallinviato Piero Anchino