22 febbraio 2007 —
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Pescara
PENNE. «Ecco sì, fate le foto ricordo a questo reparto, prima che chiuda». Antonio Marcella è proprio arrabbiato, stringe la sua piccola Serena che ha gli occhioni lucidi di febbre, scuote la testa: «Ho altri 3 bambini a casa, se smobilitano Pediatria che faccio, vado allospedale di Pescara per giorni o di notte?». Lo stop ai ricoveri per malattia di una delle 2 dottoresse in servizio nella divisione del San Massimo è un segnale «bruttissimo», accolto con preoccupazione da genitori e personale. Se non fosse per le infermiere con il camice bianco e il passo felpato sembrerebbe di entrare in un asilo e non in un reparto ospedaliero.
Disegni alle pareti con cuori e pupazzi e tanti «grazie» firmati con nomi di ultima generazione - Melissa, Dafne, Vanessa, Martina, Ilona - sala giochi colorata e super attrezzata, bimbi con il triciclo, odore di pappe e borotalco: tutto pare funzionare bene, nonne e mamme assistono i loro piccoli che giocano buoni buoni («il malanno non gli consente di scatenarsi come al solito») seguite dallo sguardo attento del personale, che scivola silenzioso da una cameretta allaltra con termometri e biberon.
Il reparto. E un periodo di pienone, i ricoverati sono 7, dunque sono stati aggiunti 2 lettini perchè la capienza sarebbe di 5 degenti. «Ma non fa nulla, dinverno è sempre così, è un periodo edipemico: influenze, gastroenteriti, bronchiti ci portano molti piccoli ospiti», racconta una delle infermiere, «vengono da tutta larea vestina, che è ampia. Lo dico come mamma e non come dipendente della Asl, che sotto questo aspetto per me non cambia nulla, ma chiudere questo reparto sarebbe proprio uno scempio: Pediatria è indispensabile, non conosco i parametri su numero ricoveri e personale che bisognerebbe rispettare per tenere aperto, ma so che in questa zona questo presidio è indispensabile».
Personale e turni. Nessuno in realtà ha parlato di chiusura di questa unità operativa del dipartimento Materno-infantile dellospedale di Penne, ma da troppi mesi ormai «tira una brutta aria», come dice una nonna sfiduciata. Lo scorso settembre, l11 per lesattezza, il responsabile del reparto, il dottor
Mauro La Torre, si è dimesso e non è stato sostituito. Con le 6 infermiere e la caposala sono così rimaste 2 pediatre: una strutturata, cioè assunta a tempo indeterminato, e laltra con contratto a termine (che scadrà a giugno).
Fino a fine dicembre da Pescara è stato inviato un medico di supporto, per coprire i turni di reperibilità delle dottoresse, che per legge non potrebbero farne oltre 10 ogni mese. Poi non si è più visto nessuno. Così i 2 medici si sono alternati in turni necessariamente forzati: domeniche e festivi, nonchè notturni di reperibilità o di guardia attiva dalle 8 alle 8 o dalle 20 alle 8 del mattino, di giorno mattina o pomeriggio. Ma linfluenza non guarda certo in faccia alla carenza di personale, così, anche stavolta a turno, una delle dottoresse si è ammalata: nei giorni scorsi è toccato a quella precaria, ed è arrivato un sostituto da Pescara, ma questa settimana ha linfluenza anche lui come la collega di Penne che a sua volta ha mandato un certificato medico: 7 giorni a letto. Ed è allarme rosso. La direzione sanitaria dellospedale ha detto stop ai ricoveri fino a domenica, la dottoressa a termine si sciroppa fino a domani una sorta di orario continuato da paura e poi, per il fine settimana «si vedrà».
I disagi. Pediatria si trova al primo piano delledificio nuovo della cittadella ospedaliera di Penne, ed è collegato allala «vecchia», come la chiamano gli operatori, da un tunnel, attraverso il quale si approda al reparto di neonatologia, con osptetricia e ginecologia: e qui la pediatra di turno deve correre per consulti, quando è necessario, e comunque per tutti i parti, che, si sa, non avvengono su appuntamento. Così il reparto dei bimbetti resta scoperto e comunque genitori e piccoli pazienti arrivati per una visita di controllo sono sottoposti a lunghe attese.
Disagi «che sopportiamo con pazienza», osserva una mamma sottovoce, che il suo bambino piccolissimo «si è appena addormentato dopo tanto», sorride esausta, «basta che non ce lo chiudano questo reparto».
La sicurezza. «Non è un problema di carichi di lavoro», sottolinea la dottoressa superstite, «almeno non solo, ma anche di responsabilità». Già, perchè dopo tante ore di seguito in reparto il rischio di sbagliare esiste. «Stiamo molto attenti», rassicura la dottoressa. Resta il fatto che essere medico dovrebbe comportare le stesse garanzie, per lui e per i pazienti, che fare un altro mestiere: «Il camionista deve obbligatoriamente osservare ore di riposo, registrate da apparecchi sul suo Tir, per la sicurezza sua e di lo incrocia sulla strada alla guida del mezzo», chiarisce, sintetico ed efficace, un signore in tuta mentre aspetta il suo caffè accanto alla macchinetta fuori dal reparto.
Priorità. «Non possiamo dipendere da un certificato medico», osserva
Roberto Di Fabrizio, caposala al pronto soccorso del San Massimo e delegato alla Sanità al Comune di Penne, nonchè collaboratore allufficio infermieristico della direzione sanitaria. «Capisco che il nuovo direttore sanitario,
Antonio Balestrino, sia arrivato da poco al timone della Asl e che si stia facendo un quadro della situazione, cosa non facile perchè questa Azienda è grande e copre un territori vasto, ma ci sono delle priorità da affrontare subito, e questa di Pediatria è una di quelle. Questo reparto, come lospedale, serve 14 comuni, non può essere soppresso. Ci sono le possibili emergenze da considerare». Di Fabrizio racconta di altri problemi di carenza di personale, pensionamenti e assenze per maternità non coperti. «Sì, anche qui mancano gli ausiliari», conferma una infermiera, «ne condividiamo uno con Oncologia e noi svolgiamo anche mansioni che non ci competono, ma lo facciamo per tenere il reparto aperto, non pretendiamo tutto». Come gli altri professionisti che lavorano in questa unità operativa non vuole che venga pubblicato il suo nome: «Nessun personalismo, siamo una squadra», spiega, «e svolgiamo un servizio pubblico».