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Enzensberger: «La magnifica utilità della poesia»

«La poesia non serve, non serve a nulla. C’è una ambiguità nella parola e nella domanda a cosa serve la poesia. L’ambiguità è nel significato del termine servire che vuol dire essere utile ma anche essere servili. In quest’ultimo senso la poesia non serve, ma è utilissima». Con una padronanza quasi perfetta dell’italiano Hans Magnus Enzensberger ha spiegato così al Centro, con un paradosso, il senso della poesia. E proprio per la sua opera poetica l’autore tedesco è stato premiato ieri a Chieti.
 L’occasione è stata fornita dalla quarta edizione del premio di poesia Gabriele D’Annunzio organizzato dal Centro nazionale di studi dannunziani e dall’università che al poeta pescarese è intitolata. Hans Magnus Enzensberger ha ricevuto il riconoscimento (diecimila euro) che negli anni scorsi è andato a Yves Bonnefoy, Mario Luzi e Adonis.
 «Non conosco molto bene l’opera poetica di Gabriele D’Annunzio», ha ammesso Enzensberger, «ma mi interessa molto il “caso” D’Annunzio».
 La cerimonia si è svolta ieri nell’auditorium del rettorato. Presenti, naturalmente, i padroni di casa: innanzitutto il rettore, Franco Cuccurullo, il preside della facoltà di Lettere e filosofia, Stefano Trinchese, i componenti della giuria del premio, Jacqueline Risset, Giuseppe Conte e Gaetano Bonetta. Conduttore della serata il giornalista di Raitre Abruzzo, Franco Farias.
 «L’università vive di cultura e per la cultura», ha detto il rettore nella sua breve introduzione, «ma permettetemi di dire che il merito di questa iniziativa è tutto del presidente del Centro nazionale di studi dannunziani, Edoardo Tiboni». Quest’ultimo, a sua volta, ha voluto sottolineare la disponibilità dell’ateneo di Chieti-Pescara: «Non è facile trovare delle università che collaborino facilmente con enti esterni», ha detto Tiboni, «di solito sono portate ad arroccarsi al loro interno».
 Subito dopo le brevi presentazioni il poeta e scrittore tedesco è stato premiato ma ha voluto fare un breve intervento, schermendosi per l’italiano non perfetto (in realtà forbitissimo) Enzensberger ha parlato della poesia: «Quello che stupisce è la sua capacità di sopravvivere. Sembra che non sia facile da eradicare. La più improbabile delle sue avventure è la traduzione. E’ un mistero come mai esistano tante persone che si dedicano a una operazione letteralmente impagabile. Io ho goduto di una certa fortuna in Italia e lo devo anche a traduttrici eccellenti, editori leali e lettori pazienti».
 Infine, ma non certo per ultimo, hanno parlato i componenti della giuria, a cominciare da Stefano Trinchese, preside di Lettere e filosofia, la facoltà che organizza il premio con il Centro studi dannunziani, che ha ricordato l’importanza dell’opera di Enzensberger anche per il ruolo di pungolo e di critica alla società opulenta della Germania postbellica.

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