25 settembre 2005 —
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L'Aquila
LAQUILA. «La sanità aquilana ha bisogno di interventi strutturali e non di palliativi. E urgente completare la sicurezza e ligiene dellospedale con le opere previste nel bando dellappalto concorso da 23 milioni di euro ma poi scomparse al momento dellaggiudicazione dei lavori». Così esordisce il direttore sanitario della Asl nella replica al sindaco Tempesta che giorni fa aveva difeso loperato di Mazzocco.
Una nota, quella di Umberto Giammaria, inviata anche agli altri sindaci del comprensorio della Asl, ai quali chiede «di bloccare la delibera di aggiudicazione e la consegna dei lavori, facendo riformulare la gara così come suggeriscono i sanitari». «Lei» scrive Giammaria rivolgendosi al sindaco Tempesta «ha ricevuto ufficialmente la relazione dei vigili del fuoco, da me sollecitata, con un lungo elenco di interventi. E ha ricevuto la mia ponderosa relazione e il deliberato dei sanitari per gli interventi che possono e devono garantire ligiene e la sicurezza. Viste le dichiarazioni apparse in questi giorni, è probabile che lei non abbia ancora preso visione di questi documenti. Per questo mi preme dire che i due piani interrati dellospedale sono costati centinaia di miliardi di vecchie lire per servire, una volta completati, a rendere moderna, igienica, sicura ed efficiente la struttura. Oggi essi sono avulsi dalla funzionalità dellospedale, mentre dovrebbero servire, quantomeno, agli spostamenti rapidi dei pazienti bisognosi di accertamenti ed esami. E va risolta la commistione dei percorsi della biancheria sporca e pulita, dei cibi e dei rifiuti, dei vivi e delle salme». Cosa questa «che» per Giammaria «favorirà laumento della mobilità attiva - cioè pazienti che arrivano da altre Asl - considerando che oggi siamo agli stessi livelli di Avezzano». Per il direttore sanitario, ormai ai ferri corti con il manager, «va poi ridotto il numero dei ricoveri attraverso 2 meccanismi: protocolli diagnostico-terapeutico-assistenziali e la dotazione di attrezzature di telemedicina a pazienti cronici e medici di famiglia». (m.m.)