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Roccaraso, indagati magistrati e generali

 SULMONA. Generali dei carabinieri, alti ufficiali della guardia di finanza, imprenditori, giudici, avvocati e amministratori di enti pubblici: l’inchiesta sugli appalti sospetti di Roccaraso continua a sfornare sorprese. Uno dei filoni è giunto al capolinea e tra gli indagati spuntano nomi eccellenti che fino ad oggi non erano mai stati collegati con l’articolata indagine.
 Sono accusati a vario titolo di reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione, alla calunnia, al falso ideologico e al tentativo di concussione. Accuse contenute tutte nelle chilometriche intercettazioni telefoniche acquisite dagli investigatori nel corso di mesi e mesi di indagini. Questi i nomi delle 15 persone indagate: il giudice del Consiglio di Stato, Raffaele Maria De Lipsis; il presidente del Codacons, Carlo Rienzi; l’ex assessore del Comune di Roccaraso Gisella Valentini; il maresciallo dei carabinieri di Roccaraso, Mario Papili; il direttore del consorzio acquedottistico Valle Peligna-Alto Sangro, Giovanni D’Amico; l’avvocato del Foro dell’Aquila, Pierluigi Pezzopane; Maria Pia Guidetti di Pescara; l’avvocato di Popoli, Tommaso Marchese; l’imprenditore di Pescara, Luigi Pierangeli; il maresciallo della guardia di finanza, Edoardo Cucci; il comandante del nucleo speciale funzione pubblica e privacy, Alberto Baldella; il comandante regionale della guardia di finanza del Trentino Alto Adige, Giulio Abbati; il maresciallo dei carabinieri di Sulmona, Giovanni Lasco; il generale dei carabinieri, Benito Manti e il comandante delle scuole dell’arma dei carabinieri di Roma, Goffredo Mencagli.
 Come detto si tratta di una branca dell’inchiesta scaturita dalle intercettazioni che hanno portato all’arresto dell’ex sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini, suicidatosi in carcere la notte di Ferragosto dello scorso anno. Figura cruciale in questo filone è il giudice del Consiglio di Stato, Raffaele Maria De Lipsis. Attorno a lui ruoterebbero tutte le ipotesi accusatorie che vanno dall’acquisto in comproprietà con l’ex sindaco Camillo Valentini di un appartamento di Roccaraso, a quello di balconi, infissi e parquet a prezzi stracciati. Per sdebitarsi con il sindaco, il giudice avrebbe a sua volta «aggiustato» alcuni procedimenti giudiziari. Per reperire i balconi dal Trentino, gli infissi da Atessa e i pavimenti in legno da Sulmona, De Lipsis si sarebbe rivolto agli alti ufficiali della Guardia di finanza e dei carabinieri in modo da ottenere un sostanzioso sconto sulle forniture. Secondo le accuse le continue visite «fiscali» dei militari nelle aziende interessate avrebbero indotto i proprietari a praticare prezzi fuori mercato.
 L’inchiesta sugli appalti sospetti, sul trenino della neve e sui finanziamenti europei per la sistemazione del bacino sciistico di Roccaraso è, invece, in pieno svolgimento. Il mese scorso il gip del tribunale di Sulmona, Lorenzo Ferri, ha concesso una proroga di sei mesi alle indagini. Gli indagati sono 28 tra cui gli ex assessori regionali di Alleanza nazionale, Francesco Sciarretta e Massimo Desiati.
Claudio Lattanzio